05/06/2005 - Il Mattino - GIOIA GIUDICI
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Anche i bambini al gay pride: è polemica
ALLA MANIFESTAZIONE DI MILANO COPPIE OMOSESSUALI CON FIGLI NATI DA UNA PROVETTA


Milano. Hanno danzato e ballato lungo tutto il corteo. Si sono divertiti e hanno cercato di trasmettere anche ai numerosi curiosi che si sono fermati lungo la strada la gioia e l’orgoglio di manifestare la loro omosessualità. C’è chi lo ha fatto in modo esagerato, chi invece ha passeggiato nel corteo tenendo per mano il compagno o la compagna. Il gay pride, nonostante le polemiche, è stato soprattutto questo: un momento di festa e di allegria nel tentativo da parte del movimento gay e lesbico di tentare un ponte con la società, non sempre disposta ad accettare l’omosessualità. Il corteo milanese, che si è mosso da Piazza della Repubblica e che passando da piazza Cavour, via Manzoni, Piazza Scala e Piazza Duomo ha raggiunto l’Arena Civica, è stato anche un’esplosione di colori e di musica, provocata da alcune decine di migliaia di partecipanti. Sono sfilati trans in costume da bagno e abiti confezionati per mettere in mostra seni e gambe, ragazzi palestrati e abbronzati e ovviamente a torso nudo, ragazzine poco più che adolescenti «orgogliose di essere lesbiche», signore più attempate. Sul cassone di uno dei 13 camion che hanno accompagnato il corteo, anche le mamme dei gay che cantavano «siano gay o lesbiche sono sempre figli miei». E quasi in testa al corteo anche un trenino con sopra una ventina di bambini di genitori omosessuali. Molti di loro sono figli della procreazione assistita: «Per loro - spiegava una mamma - questo è un momento di gioco e di divertimento». Ma, com’era prevedibile, non sono mancate le polemiche. «Che ognuno possa manifestare in piena libertà i propri diritti civili è il segno tangibile di una democrazia compiuta, ma i bimbi alla testa costituiscono una provocazione», ha affermato Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori, aggiungendo che «si può discutere sulla proposta di Grillini sul patto civile di convivenza, ma non sull’adozione». Il ministro delle Riforme Calderoli, da parte sua, ha definito «una schifezza utilizzare i bambini per sostenere le proprie perversioni». I trans con le lesbiche e i ragazzi con il cappello da cow-boy hanno cantato Heidi e slogan indirizzati al sindaco: «Albertini yuu-u, vieni anche tu», in polemica per il mancato patrocinio da parte del Comune. In mezzo al corteo anche un sosia di Platinette. Il movimento omosessuale, inoltre, ha inviato un messaggio ai partiti di centrodestra e di centrosinistra: approvate al più presto la legge sui Pacs (Patto civile di solidarietà), ovvero sulle coppie di fatto, e mettete al centro dei vostri programmi i nostri problemi, altrimenti alle prossime elezioni non andremo a votare. Lo slogan del gay pride svoltosi a Milano è infatti molto chiaro: «Pacs! Patti chiari, amicizia lunga...». Aurelio Mancuso dell’Arcigay nazionale è molto esplicito in proposito: «Il centrosinistra si metta d’accordo con Rutelli e quant’altri. Noi altrimenti diremo di non votare». Ma alla manifestazione milanese i rappresentati dei partiti c’erano. Pochi, e tutti di centrosinistra, e tutti si sono detti d’accordo nel sostenere che è giusto ed urgente approvare la legge sulle unioni di fatto. «Questo corteo - ha dichiarato Franco Grillini - rivendica diritti umani universali, non solo dei gay come minoranza, infatti chiediamo che la legislazione italiana si metta al passo con quella europea e riconosca le unioni di fatto con i Pacs». Il presidente della Regione Puglia, Niki Vendola, si è detto convinto che la legge sarà approvata: «Credo sia giunto il tempo di fare i conti con questa grande domanda di riconoscimento del diritto non solo alla libertà ma del diritto all’affettività. «La richiesta della legge del Pacs delle unioni di fatto è una giusta pressione del movimento per i diritti civili e di quello omosessuale» ha detto infine il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio.


IL CASO

Storia di Rita, in corteo con due mamme

Milano. Sul trenino allestito dall’associazione genitori omosessuali Arcobaleno per partecipare al gay pride c’è anche Rita, nata grazie alla fecondazione assistita, da due mamme lesbiche, Renata e Cristina. «Per noi è molto importante essere qui, soprattutto per i nostri bambini, perchè - dice Renata - necessitano di un contenitore legislativo e i Pacs (Patto civile di solidarietà), in questo senso, rappresentano una prima risposta». «Attualmente - spiega la coppia - in caso di morte del genitore biologico, i figli nati all’interno di una relazione omosessuale rischiano, per legge, di essere privati della continuità affettiva con il co-genitore, mentre in caso di divorzio non hanno nemmeno il diritto di avere contatti con chi li ha cresciuti ma non dati alla luce. Per non parlare - sottolineano - delle discriminazioni che rischia un bambino che a scuola dichiari di avere due mamme o due papà». «Ognuno deve avere il diritto di inventarsi la famiglia come preferisce - affermano Renata e Cristina, compagne da cinque anni e da due e mezzo mamme di Rita - qui ci sono bimbi nati con la fecondazione assistita, altri grazie all’aiuto di amici, che vivono con mamme single, lesbiche, o in famiglie allargate anche al donatore». Renata e Cristina, hanno raccontato che per concepire la loro piccola Rita, una bellissima bambina con gli occhi verdi, sono dovute andare fino a Bruxelles.

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