05/06/2005 - Il Manifesto - GIANNI ROSSI BARILLI
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Un gay pride formato famiglia
Malgrado il primo ponte estivo abbia fatto sciamare le masse verso seconde e terze case, il pride glbt (gay, lesbico, bi e trans) ha fatto il pienone...

MILANO Malgrado il primo ponte estivo abbia fatto sciamare le masse verso seconde e terze case, il pride glbt (gay, lesbico, bi e trans) ha fatto il pienone.

Chilometri di carri, palloncini, bandiere, striscioni, trucchi e acconciature hanno degnamente sostituito il traffico del centro cittadino. Un pride riuscito, con le star della politica e del movimento in testa a dare il tono ufficiale e il popolo dei locali in coda a festeggiare conmusica e coriandoli.

Novità assoluta per quest.anno la presenza nelle prime file dell.Associazione famiglie arcobaleno, neocostituito gruppo di genitori omosessuali che vuole impegnarsi per il riconoscimento dei diritti delle famiglie lesbiche e gay. Sono arrivati su un trenino elettrico colorato, portandosi dietro una quindicina di figli. Per sottolineare che «è l.amore che crea la famiglia». Fotografi e giornalisti non sanno più come districarsi tra questo piccolo scoop sociale e il parterre di volti noti della politica.

C.è il presidente della provincia, il diessino Filippo Penati, che dice «sono qui per non far fare brutta figura aMilano » riattizzando la polemica con il comune di centrodestra che per tradizione snobba e ricopre di contumelie il corteo dell.orgoglio glbt. Ci sono l.ex ministra Katia Bellillo, attivissima sostenitrice dei diritti gay, lebici e trans, il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio e il neopresidente della regione Puglia Nichi Vendola, accolto con una ressa da concerto rock. «Credo sia giunto il tempo di fare i conti - dice Vendola - con questa grande domanda di riconoscimento del diritto non solo alla libertà ma all.affettività». E proprio questo è il tema del corteo di oggi, aperto da uno striscione che chiede «Patti chiari amicizia lunga». I patti in questione sono quelli civili di solidariet à, i Pacs, che sono oggetto di una proposta di legge in discussione in parlamento e consentirebbero il riconoscimento legale delle coppie di fatto etero e omosessuali. E una scritta di Arcilesbica avverte: «Sono pacsa di lei».

Un altro tema politico di stretta attualit à che trova spazio nell.area impegnata del corteo, affollata dagli striscioni di tutte le associazioni glbt italiane, è quello del referendum sulla procreazione. Il premio per l.illustrazione creativa del messaggio va di sicuro a Vladimir Luxuria, la drag queen più intellettuale del movimento, che si presenta in abito scuro a palloncino con un disegno sul vestito che raffigura una cascata di spermatozoi in caduta verso un ovocita in paziente attesa.

Completa il cartoon vivente un piccolo cartello, tenuto in mano da Luxuria, con quattro «sì» scritti dentro un fumetto che si suppongono provenire dagli spermatozoi. Più austero l.anchorman Alessandro Cecchi Paone, che indossa una scritta ammonitrice verso chi pensa di non andare a votare la prossima settimana. «Ponzio Pilato si è astenuto». Gli va bene che poco lontano c.è un folto gruppo di rappresentanza delle associazioni di omosessuali credenti, che di certo hanno apprezzato il riferimento. Nonmeno gradita, e non solo ai credenti, dev.essere stata un.allegoria «essemme» dell.Italia laica (en travesti) che marciava in testa a tutti incatenata a due ragazzi travestiti da guardie svizzere in rappresentanza del Vaticano.

Nel corteo comunque c.è ottimismo.

Il deputato ds e militante gay storico Franco Grillini spera che sui Pacs si arrivi a un voto già prima delle prossime elezioni politiche, ma si dice convinto che «quando cambierà la legislatura, sarà sicuramente votato il diritto delle coppie di fatto». Ma votare è una cosa e approvare è un.altra. Con i chiari di luna del centrosinistra (vedi Rutelli) non è ancora scontato che la legge sul Pacs trovi spazio nel programma dell.Unione. Pecoraro Scanio evoca la possibilità di svolgere addirittura delle «primarie programmatiche», mentre da un carro dell.Arcigay giunge un più diretto consiglio a Prodi: «Pota le margherite e coltiva i finocchi».

Dietro scorre il fiume del pride, più scenografico che maima anche più castigato del solito, forse perché tutto questo parlare di coppia e famiglia mette un po. di soggezione. Oppure perché la vera festa deve ancora incominciare.

Dopo il corteo rimane tutta la notte per godersi il party organizzato al gay village dell.Idroscalo.

AMilano sfilano in centomila per difendere «il diritto alla libertà e all.affettività» e per sostenere la legge sui Pacs. Alla manifestazione nazionale dell.orgoglio omosessuale, come sempre coloratissima, partecipano politici e bambini

L'IRA DI CALDEROLI «Milano nella sua storia ha visto di tutto, sia in bello che in brutto, ma la schifezza di utilizzare dei bimbi innocenti per sostenere le proprie perversioni, come sta avvenendo nel corteo del Gay Pride, gli mancava e credo che oggi si sia veramente toccato il fondo». Ad affermarlo, in uma nota, è il ministro per le riforme Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord. «I bambini nati in coppie lesbiche da fecondazione eterologa, che vengono fatti sfilare in questo corteo, gridano vendetta a Dio: ciascuno può fare della propria vita sessuale quello che vuole, ma giocare con la vita e con la mente dei bimbi questo non è consentito».

L'IMPEGNO DI MANCONI Di parere diverso il responsabile dei diritti civili per i Ds Luigi Manconi che promette l.impegno dell.intero centrosinistra affinché il Parlamento approvi la legge sui patti di civile solidarietà». Lo ha detto Luigi Manconi, responsabile dei diritti civili per i Ds, partecipando alla manifestazione milanese del gay pride: «Credo che la legge sui Pacs sia una legge di civiltà e rappresenti un importante atto di moralità pubblica». Quanto alle forze cattoliche, nessuno scontro: «Finora non ho visto nemmeno una contestazione fondata su ragionamenti religiosi».


Lesbica e mamma: la società ci accoglie, i politici no

G. R. B.

MILANO «Siamo qui per far vedere che sono famiglie anche le nostre. Qualcuno adesso ci venga a dire che non siamo in grado di crescere i nostri figli ». Maria Silvia è lesbica e mamma di una bimba di tre anni avuta con l.inseminazione artificiale in Olanda. E. venuta al pride con la sua compagna Francesca e con la figlia, insieme ad altre mamme, babbi e bimbi stipati su un trenino colorato. L.idea del trenino, spiega Maria Silvia, l.hanno presa dall .Apgl, associazione francese di genitori omosessuali che da una decina d.anni sta conducendo un.importante battaglia per il riconoscimento dei diritti delle famiglie gay e lesbiche. Sempre dai francesi hanno preso esempio per fondare anche in Italia un.associazione di famiglie e genitori omosessuali, che si chiama Associazione famiglie arcobaleno e che proprio al pride di Milano è alla sua prima uscita pubblica.

Cosa volete? Vogliamo diritti per le nostre famiglie, a cominciare dal riconoscimento del ruolo di genitori a tutti gli effetti svolto da madri e padri non biologici. E poi vogliamo un po. di rispetto. Vogliamo mettere fine a tutte le offese che ci tocca sentire dai politici. In Italia, il livello del dibattito su questioni come la famiglia omosessuale o la procreazione assistita è scandaloso.

Vedo solo disinformazione, aggressivit à, pregiudizio e paura. Tutte cose che non aiutano a discutere usando la ragione e il buonsenso.

La realtà invece com.è? Per quanto riguarda la mia esperienza personale e quella di altre madri lesbiche che conosco, la nostra vita è fantastica. La società è strapronta ad accoglierci. Sarà forse perché l.Italia è il paese della mamma, ma ci troviamo solitamente di fronte a un atteggiamento di apertura e simpatia, o nel peggiore dei casi siamo considerate famiglie come le altre. Le offese e le discriminazioni che subiamo riguardano più la sfera politica e pubblica che la vita di tutti i giorni.

Per questo abbiamo deciso di affrontare questo problema fondando un.associazione che si propone come punto di riferimento della battaglia per i nostri diritti.

Quanti siete? Per ora una cinquantina di famiglie.

Ma di sicuro siamo la punta di un iceberg. Negli Stati uniti stimano che tra i quattro e gli undici milioni di bambini vivano con almeno un genitore omosessuale. Da noi - fatte le debite proporzioni - ce ne dovrebbero essere almeno centinaia di migliaia. Il problema è rendere visibile questa realtà, che è ancora ufficialmente tabù. Ma non è facile, anche perché essere visibili pubblicamente come genitori lesbiche o gay, al momento, è piuttosto faticoso. Alla normale fatica bisogna aggiungere i riflettori dei media, che ti scombussolano parecchio.

Uno degli scopi della nostra associazione è quello di offrire un luogo di incontro che permetta ai genitori gay e lesbiche di prendere coraggio.

Quali iniziative avete in mente per essere riconosciuti come famiglie? L.idea è innanzitutto quella di aprire il discorso e tenerlo aperto sul piano politico e culturale, riducendo il tasso di irrazionalità circolante.

Stiamo anche pensando alle iniziative legali, che all.estero hanno già dato ottimi risultati. Ma si tratta comunque di percorsi piuttosto lunghi.

Voterai al referendum? Quattro sì. Anche se questi referendum non riguardano l.accesso all.inseminazione artificiale per le lesbiche, single o in coppia, che continuerebbe a rimanere vietato anche in caso di vittoria dei sì. La strategia dell.astensione mi fa arrabbiare perché è sleale. Quanto a Rutelli, sono imbarazzata per lui.

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