05/06/2005 - La Repubblica - ENRICO BONERANDI
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Milano, in centomila al Gay Pride "Sì alla legge sui Pacs o non votiamo"
Dalla sfilata un messaggio ai politici. Polemica per la presenza dei figli di coppie lesbiche nel corteo - L´appello del Papa. "E aumentano anche le unioni irregolari"

[Prima pagina Nazionale]

Prodi amareggiato per lo strappo di Rutelli. Fassino: astenersi al referendum è un trucco - Fecondazione, lite nell´Unione - In 100mila al Gay Pride. Il Papa: troppi divorzi

ROMA - Nervi tesi nel centrosinistra dopo lo strappo di Francesco Rutelli, che aveva annunciato l´astensione nel referendum sulla fecondazione. Romano Prodi si dice «amareggiato» e il segretario dei Ds, Piero Fassino, dice che «astenersi al referendum è un trucco». Ieri a Milano in centomila hanno sfilato per il Gay Pride: in testa i bambini delle coppie lesbiche, nati dalla fecondazione assistita. In mattinata papa Benedetto XVI aveva detto che l´aumento dei «divorzi» e delle «unioni irregolari» costituiscono un «urgente richiamo» a testimoniare in favore della famiglia.

[Edizione Nazionale pagina 9]

LA MANIFESTAZIONE

Fischi sotto a Palazzo Marino E il ministro leghista Calderoli accusa "Mai visto utilizzare bimbi innocenti per sostenere le proprie perversioni..."

VENDOLA - E' stato accolto come «eroe» il neo-presidente pugliese accompagnato da tre assessori

Manconi - Il responsabile dei diritti civili per i Ds, difende la presenza dei bambini in piazza: «Loro sono la vita»

Paone - Forte del suo "coming out" televisivo ha sfilato anche il conduttore della "Macchina del tempo"

MILANO - Detto a modo loro, tra botanica e doppi sensi, l´invito sui cartelli suona così: «Prodi, sotto l´Ulivo pota la Margherita e coltiva i finocchi!». Se le sortite di Rutelli sui referendum ai gay non sono proprio piaciute, a rischiare la fine dell´idillio con il movimento omosessuale è adesso tutto il centro-sinistra: «Se non specificano chiaro e tondo cosa vogliono fare con la legge sui Pacs, sulle coppie di fatto, alle prossime elezioni i partiti se li sognano i nostri voti», minaccia Aurelio Mancuso, presidente dell´Arci-gay, che resta volutamente nel vago ma si riferisce soprattutto all´Unione. Mentre in testa al Pride nazionale, ieri a Milano, gli esponenti della sinistra, da Pecoraro Scanio dei Verdi a Luigi Manconi dei Ds, parano il colpo e promettono concordi: «Sui Pacs non ci saranno problemi».

Quest´anno il Gay Pride, pur non rinunciando al colore e al baraccone, è stato politicamente più netto del solito. Migliaia di bandiere con la scritta «Pacs» e un´iniziativa creata apposta per aizzare le polemiche: il trenino delle «Famiglie arcobaleno» con a bordo - tra aranciate, panini e merendine - madri lesbiche e una ventina di bimbi, in maggioranza figli della provetta, le cui mamme si sono rivolte a cliniche straniere, visto che in Italia è proibito. Annie e Micky, due di queste mamme, ripetono ai cronisti che le loro due figlie, di 4 e 7 anni, concepite col seme di un amico, sanno tutto e non hanno problemi neppure con gli amici della scuola, dove non si fa mistero sulla loro vicenda. Di certo ieri le due bambine, con addosso le magliette dell´associazione - tre cuoricini - pareva si divertissero come al Luna Park. Sergio Lo Giudice, dell´Arci-gay, dice che non c´è scandalo: «Queste situazioni stanno nella società, così si supera lo stigma sociale che le condanna all´invisibilità». Dopo l´assessore Prosperini di An, a parlare ieri di «schifezza» ci ha pensato il ministro leghista Calderoli: «Milano nella sua storia ha visto di tutto, ma utilizzare dei bambini innocenti per sostenere le proprie perversioni...».

Il Gay Pride milanese, forte della grande affluenza di gente da tutta Italia - per gli organizzatori 100 mila, molto di meno per la questura - ha voluto imporre le proprie scelte, rischiando gli attacchi della destra ma anche gli imbarazzi del centro-sinistra. Sul trenino Arcobaleno Filippo Penati, presidente ds della Provincia di Milano, che in polemica con il Comune ha dato il proprio patrocinio alla manifestazione, si è rifugiato in un «no comment». Grande successo personale, comunque, il suo, superato solo da Nichi Vendola - primo gay dichiarato ad assurgere all´olimpo delle istituzioni - accolto da applausi e soffocato di abbracci. Record dei fischi, ovviamente in contumacia, come sempre per Gabriele Albertini: al suono della canzoncina di Heidi, davanti a palazzo Marino, tutti gli hanno indirizzato un sonoro «buh».

Il corteo era aperto da un trans vestito da Repubblica Laica sugli zatteroni, incatenato a due guardie svizzere. Sarà per la recente piena religioso-papale sui media, o per l´approssimarsi dei referendum, ma il corteo di quest´anno ha assunto spesso contorni anticlericali, in passato più sfumati. Stavolta c´era pure Alessandro Cecchi Paone con il suo cartello «Ponzio Pilato si astenne» e una vistosa travestita agghindata da diavolessa, seguita da un paio di angioletti con alucce di piume e mutande elastiche.

Non c´è però corteo più sfrangiato, mutante e imprevedibile del Gay Pride. Tutto si mischia nella marea in stile balneare che procede dietro ai carri che mandano canzonette italiane Anni Sessanta o musica House. Transitano Cgil e Cobas, poi il coro lesbico in divisa rossa, gli omosessuali cattolici («qui sembriamo quattro gatti, ma in realtà siamo tanti»), gli Orsi («felici di essere grossi, contenti di essere pelosi»), le lesbiche di Ferrara, le Ninfe di Genova, quelli di Salerno e di Perugia, gli universitari gay della Bicocca, i trans che chiedono più occasioni di lavoro (e c´è uno molto macho, ex-donna, che sulla maglietta protesta: «E io ti sembro Deborah?»), quelli del Cassero bolognese, i genitori di figli omosessuali, «Brescia c´è». Dopo i feticisti in pelle nera, due bandiere dello Sdi. Segue una limousine bianca che fa pubblicità a una discoteca di Moncalieri e via via il multiforme popolo del Pride che balla e lancia coriandoli celesti. In coda ci sono i raeliani con il loro motto sugli extraterrestri tolleranti e polisex, gli Atei agnostici e razionalisti, la Sinistra giovanile e ultimo, ma proprio ultimo, un camioncino con la faccia di Umberto Veronesi che incita a votare quattro sì.

Una maratona sfiancante, ma i gay vanno in palestra e il fisico ce l´hanno. Dalle tre del pomeriggio alle otto, tagliando tutto il centro della città e ottenendo finalmente il passaggio - che qualcuno giudicava sacrilego - in piazza del Duomo. Tra le centinaia di coppie omosessuali allacciate in abbracci, un marito e marito - lui di Viterbo, l´altro olandese - sposati due anni fa giusti a Rotterdam. Tranquilli, semplici, per niente esibizionisti ma decisissimi a godere dei propri diritti anche in Italia: «In Olanda potremmo adottare dei figli, poi veniamo qui e diventiamo sconosciuti uno all´altro. Però è solo lo Stato italiano che è arretrato, non la gente. Che facciano almeno i Pacs in Italia, non dico il matrimonio come in Olanda. Però che ridere quando in albergo prendono i nostri passaporti e vedendo che uno ha preso il nome dell´altro chiedono: fratelli? Eh no, cari, siamo coniugi».


Benedetto XVI a Verona davanti a cinquemila fedeli. Il tema rilanciato in una lettera al cardinal Lopez Trujillo

"Troppi divorzi, salviamo la famiglia"

L´appello del Papa. "E aumentano anche le unioni irregolari"

"Sposi cristiani non cessate di essere il segno dell´amore fedele di Dio"

CITTA´ DEL VATICANO - I cristiani sono chiamati a salvare la famiglia fondata sul matrimonio indissolubile, una istituzione fondamentale per la società che però troppo spesso e in molte parti del mondo viene messa a dura prova dai divorzi e dalle unioni irregolari, che sono in aumento. Benedetto XVI è tornato a parlare di nuovo ieri della tutela della famiglia, un tema già affrontato più volte nei primi due mesi di pontificato, sia parlando pubblicamente con i vescovi italiani e con quelli latino americani, sia nel colloquio privato con il presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

L´occasione di ieri è stata duplice: da una parte l´udienza al pellegrinaggio diocesano di Verona, dall´altra la lettera inviata al cardinal Alfonso Lopez Trujillo in occasione dell´incontro mondiale delle famiglie che si svolgerà il prossimo anno a Valencia. «Le difficoltà e i condizionamenti sociali e culturali» e l´aumento dei «divorzi» e delle «unioni irregolari», costituiscono per i cristiani un «urgente richiamo» a testimoniare a favore della famiglia, ha detto il papa ai circa cinquemila fedeli veronesi riuniti nell´aula Paolo VI, ricordando che la famiglia è una dei temi principali del sinodo fatto dalla diocesi veneta: «Nella vostra diocesi, infatti, come del resto anche altrove, sono aumentati i divorzi e le unioni irregolari, e ciò costituisce per i cristiani un urgente richiamo a proclamare e testimoniare in tutti la sua interezza il vangelo della vita e della famiglia».

Secondo Benedetto XVI, la «famiglia è chiamata ad essere «intima comunità» di vita e d´amore, perché fondata sul matrimonio indissolubile. Nonostante le difficoltà e i condizionamenti sociali e culturali dell´attuale momento storico, gli sposi cristiani non cessino di essere con la loro vita segno dell´amore fedele di Dio; collaborino attivamente con i sacerdoti nella pastorale dei fidanzati, delle giovani coppie, delle famiglie e nell´educazione delle nuove generazioni». Il Papa, che ha ricordato di essere stato «da poco chiamato a questo grave compito», ha anche posto l´attenzione sull´eucarestia: «Senza di essa la fede e la speranza si spengono, la carità si raffredda. Per questo, cari amici, vi esorto a curare sempre di più la qualità delle celebrazioni eucaristiche, specialmente quelle domenicali, affinché la domenica sia veramente il giorno del Signore e conferisca pienezza di significato alle vicende e alle attività di tutti i giorni». Il tema della famiglia è stato poi ripreso nella lettera inviata al cardinal Alfonso Lopez Trujillo. Benedetto XVI ha ricordato che «ogni popolo non può ignorare il bene prezioso della famiglia, fondata sul matrimonio».

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