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GAY PRIDE Centomila in piazza a Milano
Giovani, meno giovani, tantissime donne. Milano si apre con ospitalità, noncuranza e ostilità politica alla manifestazione imponente: 100mila in piazza per chiedere che il Patto civile di solidarietà diventi legge.
«Guardate, è la grande famiglia del Gay Pride»
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In centomila per le vie di Milano: «Siamo qui per i diritti, le coppie di fatto, la fecondazione»
FLASH DI FUTURO. Hanno 19 anni, indossano lo stesso vestito a fiori, portano i capelli tirati su e vivono un amore che lascia senza fiato. La musica festosa che proviene dai carri le avvolge strappando alle loro labbra un bacio colmo di passione. Ai fotografi mostrano un cartello: “Oggi spose, papa Ratzinger non sei invitato!”. Ieri a Milano in centomila hanno partecipato al Pride per chiedere che il Pacs (Patto civile di solidarietà) diventi legge, regalando spiragli di domani. Un trenino segue di poco lo striscione di apertura: sui due piccoli convogli a leccare gelati e scherzare ci sono i bambini dei 60 nuclei delle Famiglie Arcobaleno nate come associazione lo scorso marzo: “Abbiamo un triplice scopo dice Giuseppina confrontarci tra genitori, far sentire i nostri figli in compagnia, e dire al mondo che è l’amore a creare una famiglia.” Ed è l’ amore omosex, lama finissima capace di sfoltire i pregiudizi, a far cambiare lentamente la società, anno dopo anno, pride dopo pride. “Nonna Giulia e nonna Bernarda vogliono i loro diritti”, dicono Cristina e le ragazze del Circo Massimo di Ferrara e abbracciano tre extraterrestri gonfiabili, “Noi lesbiche somigliamo a loro aggiungono - siamo su questa terra, anche se i governanti non ci vogliono vedere”. Ragazze, mamme, nonne: “In questa manifestazione ci sono moltissime donne”, dice Beatrice che è arrivata dalla Toscana con il gruppo di studenti omosex appena formato: hanno quasi tutti meno di 18 anni e una gran voglia di esistere. “Siamo noi in questo corteo che portiamo il calore”, dice Babak, 16 anni, iraniano, occhi profondi. Donne e giovani portano in piazza le loro voci e con l’occasione del Pride alla vigilia del referendum dicono che vogliono leggi adeguate alla società non del futuro, ma del presente. “L’altra presenza femminile mostra che il tema dei diritti civili richiama la sensibilità di chi ha a cuore la fecondazione assistita per tutti”, dichiara Rossana Praitano del Mario Mieli. Immorale sarebbe non partecipare, restare alla finestra. A ricordare l’astensionismo che uccide è Alessandro Cecchi Paone con un cartello: “Ponzio Pilato si è astenuto”. Milano si apre con ospitalità, noncuranza e ostilità politica alla manifestazione imponente. “I milanesi lasciano fare dice Giovanni Dall’ Orto, storico e scrittore Milano ha una classe politica con il mito regressivo del paganesimo, lontanissima dalla città”. Il patrocino negato al Pride è ferita aperta che indigna. “Vi siete macchiati di razzismo”, tuona a ragione verso i politici di casa il teologo Giovanni Felice Mapelli. L’altra Milano, quella dei cittadini, è stata preparata. “Abbiamo lavorato in questi mesi per coinvolgere la cittadinanza dichiara Francesca Polo, di Arcilesbica, - in occasione della giornata contro l’omofobia i nostri volantini hanno fatto riflettere”. Il tema sollevato dal Pride non è più di nicchia. “Si registra un salto di maturità fatto dal movimento osserva Luigi Manconi, Ds oggi è un soggetto politico che interviene nell’area pubblica con un obiettivo tendenzialmente di maggioranza”. Dello stesso parere Niki Vendola: “Per il Paese è intollerabile il divieto di accesso ai diritti, quella del Pacs ormai è richiesta generale”. Non possiamo restare “in pacs ibili”, dice con una battuta a doppio senso Serena di Udine. E Grillini, padre del testo su Pacs, lamenta “il silenzio mediatico che lascia passare sempre più in tv i messaggi dei prelati senza dare ai Gay diritto di replica”. La musica sale e si specchia nelle finestre chiuse degli uffici. Nel corteo un gruppo di “sing-les”, lesbiche singer, intona “Rume lay” delle “Faraulla” , cantanti pugliesi che custodiscono nella voce i misteri della terra. Strano connubio di distacco nordico e sanguigne eco del Sud. Milano era anche questo ieri. Sposava laicità e passione. “Il Pride si è fatto a Milano perché viene sentita e riconosciuta capitale laica del Paese”, dicono Benedino e Concia di Gayleft. Gigliola Toniollo conferma “la presenza in prima linea della Cgil per la parità di accesso ai diritti”, Mancuso, segretario Arcigay, si rivolge all’Unione: “Deve prendere atto di un popolo che chiede un atto concreto: il Pacs. Altrimenti non daremo più il nostro voto”. L’altra Unione, quella degli atei e agnostici, propone: “Facciamo santo Zapatero”.
Moltissime donne alla manifestazione Cecchi Paone mostra un cartello: «Ponzio Pilato si è astenuto»
«Siamo qui per il Pacs il patto civile di solidarietà: deve essere una priorità per l’Unione»
CIVILTÀ LEGHISTA
Calderoli: «Che schifezza usare i bimbi per sostenere le perversioni»
«MILANO nella sua storia ha visto di tutto, sia in bello che in brutto, ma la schifezza di utilizzare dei bimbi innocenti per sostenere le proprie perversioni, come sta avvenendo nel corteo del Gay Pride, gli mancava e credo che oggi si sia veramente toccato il fondo». Parola del ministro per le riforme istituzionali Roberto Calderoli, che è intervenuto senza mezzi termini sulla parata di Milano. L’esponente della Lega Nord ha aggiunto: «I bambini nati in coppie lesbiche da fecondazione eterologa, che vengono fatti sfilare in questo corteo, gridano vendetta a Dio: ciascuno può fare della propria vita sessuale quello che vuole, ma giocare con la vita e con la mente dei bimbi questo non è consentito». Le parole di Calderoli sono una risposta indiretta alle speranze dell’Arcigay, che alla vigilia della manifestazione di Milano aveva promosso un tentativo di dialogo con la Lega, ricordando, in passato, una maggiore apertura da parte del partito di Bossi. Calderoli rispedisce al mittente il dialogo, e anzi, così conclude il suo intervento: «Da una manifestazione così abbietta traiamo comunque spunti che possono essere positivi. Il primo è che chi, domenica 12 giugno, intende andare a votare al referendum sulla procreazione assistita deve sapere che sta aprendo la porta ad abiezioni del genere, che coinvolgono perfino i bambini. Il secondo è che urge portare avanti la mia proposta di riforma costituzionale che specifica che il matrimonio, base della famiglia, deve essere necessariamente tra persone di sesso diverso».