05/06/2005 - La Stampa - Fabio Poletti
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Centomila alla sfilata del Gay Pride
La richiesta di un «sì» sulle coppie di fatto e un invito a votare al referendum sulla fecondazione ecco i messaggi più forti arrivati dalla sfilata del «Gay Pride» ieri a Milano

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Centomila alla sfilata del Gay Pride

MILANO «ALLE PROSSIME ELEZIONI VOTEREMO CHI GARANTIRA’ UGUALI DIRITTI PER TUTTI»

La richiesta di un «sì» sulle coppie di fatto e un invito a votare al referendum sulla fecondazione ecco i messaggi più forti arrivati dalla sfilata del «Gay Pride» ieri a Milano. Un corteo ricco di costumi e colori, ma caratterizzato da segnali forti in favore dei diritti civili. Tra i protagonisti anche esponenti del mondo politico come il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola o il leader dei Verdi Pecoraro Scanio e Alessandro Cecchi Paone con al collo il cartello: Ponzio Pilato si astenne. F.

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IN CENTOMILA ALLA FESTA DI MILANO, TRA FOLCLORE E PROTESTE

Sfila l’orgoglio dei gay «Uguali diritti per tutti»

Nichi Vendola: «Un pieno riconoscimento alle coppie di fatto»

In testa al corteo le mamme lesbiche con i figli nati in provetta

MILANO

Al signor Giuseppe, capelli bianchi e occhiali, che pensava di aver visto tutto in vita sua, questo Gay Pride 2005 che sfila davanti al suo naso, fa l’effetto che fa: «Ma andate a lavorare...». Ai tanti milanesi che stanno ai lati del corteo, a guardare i micro abiti e i maxi trampoli dei transessuali, i gay che si tengono per mano, le lesbiche pure, l’Italia turrita in cima al corteo - un ancheggiante trans tra due improbabili guardie svizzere col rossetto che lo trascinano in catene - assieme al trenino con i figli con due mamme e ciò che basta di un padre infilato in una provetta, Diana la brasiliana, dieci centimetri di stoffa rossa e la cintura con su scritto «Love», tutto questo alla gente «normale» di un sabato pomeriggio milanese stravolto dal Gay Pride 2005, quasi vengono i crampi alle mani a furia di scattare foto coi telefonini. «Guarda che roba...», la frase più ripetuta davanti al variopinto corteo di gente che balla, che suda, che si mostra, si abbraccia e non si vergogna di niente.

C’è chi riconosce il neogovernatore della Puglia Nichi Vendola, omosessuale e cattolico dichiarato da sempre: «E’ ora di riconoscere il diritto all’affettività anche per i gay. E’ ora che siano riconosciuti i diritti alle coppie di fatto omosessuali. E di mettere in discussione la maledizione biblica sull’omosessualità». C’è chi si sbraccia per salutare Alessandro Cecchi Paone, primissima fila e cartello al collo - «Ponzio Pilato si è astenuto» - che dice di essere qui per sfidare chi se ne lava le mani di fronte alla legge sulle coppie di fatto che langue in Parlamento e ai referendum sulla procreazione assistita che si votano tra poco, in una Babele di parole d’ordine e linguaggi, di musiche sparate a palla dai 13 camion spalmati nel corteo dove tutti quelli che volevano potevano salire a ballare, Anna Oxa e Village People, icone gay a far da colonna sonora. Anche i genitori di figli omosessuali, magari più compassati, non resistitono alle danze scatenate: «I nostri non sono figli di serie B».

Quello dei diritti civili, del riconoscimento delle coppie di fatto omosessuali, doveva essere il collante della manifestazione. Per dirla con le parole di Aurelio Mancuso, presidente di ArciGay: «In Italia gli omosessuali, tra dichiarati e no, sono quasi 3 milioni. Alle elezioni del 2006 siamo pronti a votare chi tra i due Poli sostiene la legge sulle coppie di fatto. Siamo pronti a non votare più». Alla fine ognuno ha messo le parole d’ordine che voleva. Contro il sindaco di Milano Albertini che ha negato il patrocinio al corteo e si è preso un bel po’ di insulti quando i manifestanti - loro dicono 100 mila, esagerando ma non troppo - sono passati davanti a palazzo Marino: «Albertini yu-yu-vieni anche tu». E poi contro la Chiesa, Rutelli, quelli che si astengono al referendum sulla procreazione assistita e quelli che storcono il naso per questo corteo che passa troppo vicino al Duomo.

In testa c’erano le mamme lesbiche, su un trenino assieme ai loro figli nati in provetta. Giuliana, psicologa, dice che la cosa più tremenda è la mancanza di una legge: «Non siamo niente, la nostra unione non è riconosciuta. E’ facile immaginare che cosa succeda quando muore la madre naturale e l’altra mamma non ha alcun diritto...». Tema delicato, che ancora scuote e fa discutere. Se non di peggio ad ascoltare la reazione del ministro leghista Roberto Calderoli: «A Milano si è toccato il fondo... Utilizzare bambini innocenti». Il presidente della Provincia Filippo Penati, che pure si vede in corteo insieme con Luigi Manconi dei Ds e Alfonso Pecoraro Scanio dei Verdi, preferisce glissare su questo e parla del mancato patrocinio del Comune di Milano: «E’ stata persa un’occasione di dialogo. Noi della Provincia lo vogliamo e apriremo uno sportello contro le discriminazioni, a partire da quella sul posto di lavoro».

Una monumentale sosia di Platinette da una limousine bianca getta caramelle e preservativi sui passanti. Le Ninfe di Genova sfilano dietro allo striscione di Arcilesbica. Ma quelli che si divertono di più sono i tanti nessuno, a torso nudo o in microgonna, palestrati o sovrappeso, con le piume e il trucco esagerato, che ballano a più non posso davanti al signor Giuseppe che adesso può dire di aver visto davvero di tutto.


TRA LE COPPIE IN CORTEO: «LA GENTE E’ PIU’ EVOLUTA DI CHI STA IN PARLAMENTO»

«In Olanda siamo una famiglia, qui nulla»

MILANO

Il momento più bello? «Quando nel municipio di Rotterdam ci hanno dichiarato marito e marito». Il più brutto? «Due giorni fa a Venezia, in un albergo importante, quando mostrando i passaporti ci hanno chiesto: “Ma perchè volete il letto matrimoniale? Avete lo stesso cognome, non siete fratelli?”». Ridono per non piangere Pierangelo Bucci, 32 anni, impiegato che ha lasciato Roma per coronare il suo sogno d’amore olandese e il marito Jaco Rosendaal «in» Bucci come da documenti ufficiali, 31 anni, chef de rang all’Unesco, normalissima coppia sposata come ce ne sono tante a Rotterdam e in tutta l’Olanda - «L’11 giugno facciamo due anni» - niente di niente per la legislazione italiana. «Due perfetti sconosciuti. Forse ancora meno. Al punto che se tornassimo in Italia perderemmo tutto».

Il «tutto» è presto detto. L’elenco lo fa Pierangelo, t-shirt arancione di una squadra di calcio olandese come suo marito: «Dunque: in Olanda hai diritto di sposarti e di trasmettere il tuo cognome all’altro. Puoi ottenere sgravi fiscali perché siamo una coppia giovane, la pensione di reversibilità è scontata come la dichiarazione dei redditi comune. E poi che altro, Jaco?». Un po’ in inglese, un po’ in italiano dopo due anni di matrimonio e altri due di convivenza, l’altra metà di questa coppia ordinaria come ce ne sono tante in tutta Europa - a parte Italia, Grecia e Irlanda dove le unioni di fatto non sono ancora riconosciute - completa l’elenco: «Possiamo adottare anche un figlio. Ci stiamo pensando. Ci spaventa solo quello che potrebbe succedere se dovessimo tornare in Italia. A parte la responsabilità di diventare padri c’è quella di far vivere al bambino la diversità, se non peggio, della legge italiana che non ci tutela. Sa, in Olanda, se parli di matrimoni gay quasi non capiscono. Per loro ci sono i matrimoni punto e basta. Che poi uno sia gay, lesbica o eteresossuale che differenza fa?».

All’anulare Pierangelo e Jaco portano la fede d’oro. Al momento del «sì» hanno lanciato il bouquet e gli amici il riso. A far da testimone per Pierangelo il presidente nazionale di Arci Gay Sergio Lo Giudice. Per Jaco sua sorella. Ma c’erano anche i famigliari italiani di suo marito, che adesso racconta: «Il più contento era mio padre. Quando gli ho annunciato che ci saremmo sposati, ha detto che era ora che mettessi su famiglia. E mi ha confessato che così, con la legge olandese che ci tutela, si sentiva più tranquillo qualunque cosa potesse accadere». Delle polemiche, delle questioni etiche, dei distinguo e dell’infinita burocrazia di una legge che stenta a decollare anche se in Italia si parla solo di riconoscimento delle coppie di fatto - duecento deputati per il sì, due proposte di legge, una del centrosinistra e una del Polo - sanno tutto, ma da osservatori a distanza.

Siderale distanza, sembra di intuire: «In Olanda vai in Comune, presenti i documenti, fanno le pubblicazioni, scegli da chi ti vuoi far sposare ed è fatta». Pierangelo Bucci non esclude che un giorno, tutto questo possa accadere anche nel resto d’Europa, a Roma come a Dublino ed Atene: «Mi sembra di capire che le resistenze siano soprattutto politiche. Quando andiamo in giro mano nella mano in Italia, non ci fa più caso nessuno. La gente sembra più evoluta di chi sta in Parlamento. E poi un giorno o l’altro anche loro dovranno accorgersi che non siamo pochi. Guardi qui...». E si gira verso il corteo dove sono in tanti ad andare in giro mano nella mano, ma vuoi mettere poter dire: «Piacere, Pierangelo. Posso presentarle mio marito?».

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