05/06/2005 - Corriere della Sera - Maurizio Giannattasio, Gianni Santucci
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Carri, bimbi e proteste: sfila la festa gay
Più di 40 mila in piazza. Polemiche per il trenino con i figli di lesbiche nati con la fecondazione assistita

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Cori contro Albertini. Penati: io sono andato al corteo per evitare una brutta figura a Milano

Carri, bimbi e proteste: sfila la festa gay

Più di 40 mila in piazza. Polemiche per il trenino con i figli di lesbiche nati con la fecondazione assistita

Sfila in centro il corteo del Gay Pride con una ventina di carri allegorici e arrivano le proteste. Sono stati quarantamila, ieri, i partecipanti alla colorata sfilata, a cui il Comune non ha concesso il patrocinio. Il corteo ha attraversato la città da piazza della Repubblica fino all'Arena. La polemica si è scatenata in particolare sui bambini, una ventina, che precedevano il corteo dell' « orgoglio gay » , figli di coppie lesbiche nati grazie alla fecondazione assistita.

Assenti i rappresentanti del centrodestra, alla manifestazione ha invece partecipato il presidente della Provincia Filippo Penati, che ha concesso il patrocinio alla sfilata gay. Penati ha così risposto alle critiche: « Sono qui per far sì che Milano non faccia una brutta figura »


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categoria: REDAZIONALE

« In piazza per i diritti dei gay » . « Bimbi strumentalizzati »

Un corteo colorato composto da oltre 40 mila persone Ieri la città è stata attraversata dalla sfilata del Gay Pride

Città divisa sulla festa degli omosessuali. Cecchi Paone attacca il sindaco. L'assessore Simini: un errore il trenino dei figli della provetta

« Sono qui per evitare a Milano una figuraccia » . Il presidente della Provincia, Filippo Penati, è al Gay Pride. Senza fascia tricolore. Ma la sua non è una partecipazione individuale: « È la testimonianza di quanto ha fatto la Provincia dando il suo patrocinio » .

Il corteo è ancora in piazza della Repubblica. Per attraversare Milano e arrivare all'Arena civica impiegherà quattro ore. Quarantamila presenze. I carri che sfilano davanti a Palazzo Marino e lanciano insulti al sindaco Gabriele Albertini, reo di non aver dato il patrocinio alla manifestazione. E soprattutto quel trenino pieno di bambini « embedded » nella testa del corteo per evitare che i figli delle coppie lesbiche entrino a contatto con la parte più esibizionista dell'orgoglio omosessuale. Non basta. Non è sufficiente per evitare le polemiche. La giunta di Palazzo Marino ha disertato il corteo ma si divide sulla presenza dei bimbi. « Ho sostenuto la bontà del patrocinio — attacca l'assessore all'Educazione Bruno Simini — però ritengo che i bambini non devono partecipare a manifestazioni, se non a quelle che riguardano i loro di ritti » . La pensa al contrario Tiziana Maiolo: « Siccome è una strumentalizzazione di tipo politico, non ci vedo nulla di male. Certo, alla fine può essere controproducente per chi l'ha fatta » .

« Abbiamo fatto bene a non dare il patrocinio — conclude l'assessore di An Giovanni Bozzetti — . Altrimenti ci saremmo resi complici della strumentalizzazione dei bambini » .

Per altri, l'assenza del Comune è inaccettabile.

Alessandro Cecchi Paone attacca frontalmente Albertini: « Rudolph Giuliani, sindaco della tolleranza zero a New York, ha sempre dato il patrocinio al Gay Pride e sfilato alla testa del corteo.

Albertini è diventato famoso nel mondo per essersi fatto fotografare in mutande, ma poi si è op posto al patrocinio. In questo modo Milano, che era la capitale più avanzata del Paese, dimostra di aver rinunciato a questo ruolo » .

A differenza del precedente Gay Pride milanese, estate 2003, il corteo passa davanti al Duomo: « Quella piazza — ha spiegato Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay — è il cuore della città. Noi viviamo a Milano per questo siamo passati da qui, non certo per mancare di rispetto al simbolo religioso » . Se il corteo chiede una nuova legge che riconosca le unioni delle coppie di fatto, esistono ancora casi di discriminazione. Per questo « la Provincia si farà promotrice di uno sportello contro questi episodi » .

Lo annuncia Penati: « Si tratta di un'iniziativa rivolta ai 189 Comuni del milanese » .

Il corteo svolta in Duomo e risale verso Brera, si conclude all'Arena.

« Non lasciate che il Pride finisca qui — raccomanda Paolo Ferigo, presidente Arcigay di Milano — . Il Pride deve durare tutto l'anno. Siate orgogliosi della vostra dignità e della vostra condizione, insegniamo agli altri quanto valiamo e a non aver paura di noi » .

IN PIAZZA DELLA SCALA

PROTESTA CONTRO ALBERTINI « Non abbiamo bisogno di Albertini è lui che hai bisogno di noi. È la legge della domanda e dell'offerta. Lui domanda e pochi rispondono » .

Davanti a Palazzo Marino il corteo ha protestato così contro l'assenza alla manifestazione delle istituzioni comunali. In piazza Scala le associazioni dei gay e delle lesbiche hanno anche rivolto un pensiero e un applauso a Clementina Cantoni, la volontaria rapita in Afghanistan

Le foto: INVASIONE ARCOBALENO Attivisti del Gay Pride manifestano lungo le strade di Milano per chiedere parità di diritti ( Ap Photo e Emblema)

Maurizio Giannattasio Gianni Santucci


« Siamo una coppia di lesbiche Orgogliose dei nostri tre bambini »

« Ci sono donne separate che si vergognano della loro condizione.

Noi invece siamo qui »

Sul trenino delle polemiche ha portato i suoi tre bambini. Tutti nati grazie all'inseminazione artificiale. Giuliana, 38 anni, milanese, lesbica, è una delle « due mamme » di Roberto ( 6 anni), e di una coppia di gemelli Chiara e Fabio ( 4 anni).

Tutti stipati insieme a un'altra quindicina di bambini nel trenino che sfila per le strade di Milano.

Si stupisce delle stupore. E rivendica l'orgoglio di aver portato i suoi tre piccoli al corteo: « Quale strumentalizzazione? È un momento di visibilità, dove sei visibile con la tua famiglia. Ci sono delle mamme separate che si vergognano della loro condizione. Noi siamo qui con i nostri bambini » .

Certo, riconosce che il suo esser vissuta a Milano l'ha favorita. « Non ho avuto nessun problema, magari qualche curiosità ma non morbosa. Le educatrici, la pediatra.

C'è il desiderio di capire questo mondo. Magari in un'altra zona d'Italia è tutto più difficile. Ho avuto un colpo di fortuna. Ma proprio per questo motivo abbiamo creato l'associazione Famiglie Arcobaleno, per aiutare chi si trova in maggiore difficoltà » .

Tutto ebbe inizio sei anni fa. Giuliana e la sua compagna volevano avere dei figli. Ne parlavano con le amiche lesbiche.

« Tutte avevamo questo desiderio e questo sogno » . « Fino a che abbiamo avuto la fortuna di incontrare una ginecologa che ci ha aiutate. Non ab biamo avuto bisogno di andare all'estero. In quel periodo in Italia seppure con qualche difficoltà si poteva fare » Ricorre all'inseminazione artificiale. Dopo nove mesi nasce Roberto. La vita normale delle due mamme non cambia. O quanto meno, cambia nella testa, non nella realtà. « Mi ricordo che nel giorno della festa del papà, un barista chiese a mio figlio che regalo avrebbe fatto a suo padre. Io non ebbi la pron tezza di rispondere, mio figlio neanche. Ho sbagliato, ero impreparata » .

Ma che cosa avrebbe dovuto rispondere? « Che Roberto aveva due mamme. La stessa risposta che ho dato alle educatrici che volevano sapere chi era la mamma: le mamme sono due. I bambini se vedono che tu sei tranquilla, sono tranquilli anche loro » . Il macchinista tira una funicella.

La sirena ulula. Il trenino delle polemiche parte per la sua avventura.

GIOIA Madre e figlia sul trenino in testa al corteo ( TamTam)


« Costretti a vivere in Olanda Qui la legge non ci tutela »

« Ci piacerebbe vivere in Italia » . Ma il loro matrimonio, per la legge, andrebbe a rotoli. Niente sgravi fiscali, reversibilità della pensione, accesso ai servizi pubblici per le famiglie. Rotterdam Milano, così, è un viaggio andata e ritorno. Per il gay pride. Per chiedere i Pacs, riconoscimento delle coppie di fatto. Poi riprenderanno un aereo verso l'Olanda. Pierangelo, 32 anni, italiano, e Jaco, 31, di Rotterdam, sono quelli che ce l'hanno fatta: « L' 11 giugno celebriamo due anni di matrimonio » .

Pillole di diritto internazionale nel gay pride milanese.

Distillate tra musica, balli e coriandoli. Dall'Olanda, emblema dell'apertura. Ma anche dalla « cattolicissima » Spagna.

Pierangelo e Jaco hanno lo stesso look: bermuda, occhiali da sole, pizzetto. Indossano una t shirt arancione, tutti e due. Colore dell'Olanda e dei diritti garantiti per i gay: « Pensiamo ad adottare un bambino, tra qualche anno » .

Per il resto dei quarantamila, rappresentano l'avanguardia. Il sogno realizzato. La loro vita, secondo la legge, è anni luce avanti a quella che i gay milanesi osano immaginare: « Facciamo la dichiarazione dei redditi come nucleo familiare. E questo consente sgravi fiscali. Se a uno di noi due dovesse succedere qualcosa, facendo gli scongiuri, l'altro sarebbe garantito. Mentre se venissimo a vivere a Milano, in un caso del genere saremmo come due estranei » .

Leggi. Diritti. Riconoscimenti. A questo livello, Milano e Rotterdam sembrano due universi inconciliabili.

Ma su un'altro piano, quello delle piccole cose e della quotidianità, la città è molto più aperta di quello che sembra: « Camminando per mano, è capitato che qualcuno ci abbia fermato per dirci: " Bravi, fate bene a mostrare in pubblico il vostro amore » . Inconvenienti? Qualcuno. Di poco conto: « Siamo entrati in albergo e il receptionist ci ha chiesto se siamo fratelli, perché sul passaporto abbiamo lo stesso cognome. Ha insistito nel chiedere se volessimo due letti separati. Siamo sposati, gli ho detto alla fine, come lei e sua moglie. Né più, né meno » .

L'altra anima internazionale del corteo ha il volto sereno degli Zapatero boys. « Siamo un Paese cattolico per costumi e tradizione — spiega Marc Corral, ex presidente dell'associazione cristiana gay e lesbiche di Catalogna — ma la società è molto più a v a n t i » .

Quanto? Basta fare un passo indietro, all'ultima contesa elettorale, per misurare la sfasatura con la situazione italiana: « La manifestazione di oggi — continua Corral — chiede il riconoscimento delle coppie di fatto. Questa, in campagna elettorale, era la proposta della destra di Aznar. Battuta dalla legge Zapatero, già approvata alla Camera, che sancisce il matrimonio tra persone dello stesso sesso e il diritto all'adozione » . Per questo, al gay pride 2005, decine di bandiere spagnole sfilano accanto all'arcobaleno. E qualcuno, in via Mercato, lancia il coro: « Viva Spagna » .

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