[pagina 1 Milano]In centomila per il Gay Pride
Al corteo i figli delle coppie lesbiche: votiamo sì al referendum
Sfila l´orgoglio omosessuale, per un´edizione nazionale del Gay Pride a cui sono attese centomila persone. Il corteo parte alle 16 da piazza della Repubblica, transita in piazza Duomo, arriva al Parco Sempione davanti all´Arena sede dei matrimoni civili. Destinazione non scelta a caso. Il primo obiettivo del corteo è infatti chiedere che venga approvata dal Parlamento la legge sui Pacs, i Patti civili di solidarietà, per il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto. Ma quest´anno, a una settimana dal referendum sulla fecondazione assistita, il corteo sarà aperto da una quindicina di bambini figli di coppie lesbiche. «È il nostro segnale per dire che al referendum bisogna andare a votare e votare quattro sì», dicono gli organizzatori del pride. Attacchi al corteo arrivano ancora da An, che oggi organizza una contromanifestazione per «riflettere sulla famiglia» a Novegro. Le associazioni gay denunciano la scoperta di minacce scritte con una bomboletta spray davanti alla sede, in via Bezzecca, del Coordinamento Arcobaleno che organizza la manifestazione.
[pagine 2-3 Milano]
La grande manifestazione a una settimana dal referendum sulla fecondazione assistita, vigilia di tensioni e polemiche
Gay, il doppio messaggio della festa
Oggi sfileranno in centomila, in testa i figli di donne omosessuali
la manifestazione - Al corteo nazionale del gay pride sono attese oggi centomila persone. Il doppio del precedente nel 2001. Previste anche delegazioni straniere, soprattutto in arrivo dalla Spagna
i pullman - Arriveranno con sette pullman e un treno speciale i partecipanti al corteo partiti con gruppi organizzati. Le città di provenienza sono Roma, Verona, Ferrara, Bologna e Salerno
i carri - Ventidue camion-vetrina con amplificatori e testimonial intervalleranno il corteo. La disco music degli anni Settanta e Ottanta farà da colonna sonora fino al Parco Sempione
gli organizzatori - Sono nove le associazioni per la difesa dei diritti di gay, lesbiche e trans, che compongono il Coordinamento milanese Arcobaleno, organizzatore dell'evento nazionale

La disco music di Gloria Gaynor come colonna sonora, delegazioni in arrivo dalla Spagna di Zapatero diventata la terra promessa, un appello anche ai cattolici «a esserci». E gli attacchi della vigilia firmati dal centrodestra. Sfila oggi l´orgoglio omosessuale per chiedere il riconoscimento delle coppie di fatto. Per «dimostrare che siamo in tanti e non abbiamo paura di farci vedere». Sono centomila le persone attese per questo Gay pride edizione 2005 che ha scelto Milano come piazza nazionale. Un corteo aperto da una quindicina di bimbi con le loro mamme.
Sono tutti figli di coppie lesbiche. Ma sono anche bambini che secondo la nuova legge sulla procreazione assistita, vietata per single e coppie omosex, in Italia non dovrebbero esistere. Non sarebbero mai nati. Con loro questo Gay pride, a una settimana dal referendum, «è il nostro segnale per dire che bisogna andare a votare e votare quattro sì». La spiegano così, al Coordinamento milanese Arcobaleno che ha organizzato la manifestazione, la protesta contro la legge sulla fecondazione che si aggiunge al tema portante di questo come dei cortei precedenti: si sfila per ottenere non i matrimoni omosessuali ma i Pacs (i patti civili di solidarietà), in pratica il riconoscimento giuridico per le coppie di fatto. Ci si può arrivare solo se sarà approvata una legge arenata alla Camera. Ma qualcosa per avvicinarsi si potrebbe fare anche negli enti locali. I Ds, ad esempio, tornano alla carica per istituire a Milano e nei Comuni dell´hinterland registri civici delle coppie di fatto. La giunta Albertini non ha mai voluto sentirci.
Ieri gli organizzatori hanno denunciato la scoperta di «scritte omofobe, minacce di morte e insulti» (compreso un «Fuoco sul Gay pride») nella sede del Coordinamento Arcobaleno in via Bezzecca. Dal Comune, l´assessore alla Sicurezza Guido Manca registra ma dice che da 15 giorni è stato preparato un piano di sicurezza e controlli. E per il corteo «c´è serenità». Si parte alle 16 da piazza della Repubblica. Si arriverà davanti all´Arena, sede dei matrimoni civili, transitando anche per piazza Duomo. Un passaggio che non è stato, e non poteva essere, vietato anche se la Lega avrebbe voluto il contrario. E gli attacchi dalla Cdl non mancano neppure alla vigilia. Gianni Prosperini ad esempio, assessore regionale di An, dice senza complimenti che «il Gay pride è un insulto alla città e un guasto della democrazia, certe ostentazioni vanno evitate». An, del resto, proprio oggi pomeriggio ha organizzato una contro-manifestazione al Parco Esposizioni di Novegro dal titolo Family Day. «Oscene sono le parole di Prosperini che alimentano l´odio verso gli omosessuali», replica Aurelio Mancuso, segretario nazionale dell´Arcigay. Che per questo Pride firma un inedito appello ai cattolici italiani: «Partecipate anche voi», e «saremmo felici se suore, sacerdoti, vescovi, volessero confrontarsi sulla questione omosessuale». Al corteo aderiscono diversi partiti del centrosinistra, dai Ds a Rc, dai Verdi al Pdci. E il diessino Pierfrancesco Majorino insiste: «Facciamo appello a esponenti del centrodestra, a cominciare dal sindaco, perché siano presenti». Ma il centrodestra diserta la manifestazione. Non ci sarà neppure l´assessore comunale Tiziana Maiolo, che pure avrebbe voluto quel patrocinio al corteo negato dalla giunta Albertini: assente «per impegni politici a Roma», dice, ma «confermo che sono al loro fianco nella difesa dei loro diritti».
GIUSEPPINA PIANO
L´INTERVISTA
Maria oggi sarà in piazza con la bimba: per i miei diritti e soprattutto per quelli dei nostri figli che la legge non tutela
"Io, lesbica e madre di una bambina felice"
La mia famiglia per lo stato non esiste
«Ci saremo per i nostri diritti e soprattutto per i diritti dei nostri figli». Maria è la mamma felice di una bimba di tre anni, figlia voluta e oggi cresciuta, amata, educata, insieme alla compagna. Una famiglia che per la legge italiana non esiste.
Lei e altre mamme dell´Associazione famiglie arcobaleno aprirete insieme ai vostri bimbi il Gay pride. Perché?
«Perché la legge non tutela i nostri figli. Se muoio io, che ho avuto biologicamente la bimba, la mia compagna non potrà essere il genitore legale. Noi abbiamo comprato una casa e ce la siamo cointestata, ma se una di noi due muore nostra figlia per legge avrà diritto solo a metà dell´eredità perché il resto andrà ai nostri familiari».
E poi c´è il referendum sulla legge per la fecondazione assistita.
«Appunto. Questa legge ci ha tagliato fuori. Non contempla né donne single né coppie omosessuali».
E vieta completamente la fecondazione eterologa che ha permesso a lei e alla sua compagna di diventare genitori.
«Sì, io che sono la mamma biologica ho avuto il seme di un donatore sconosciuto. Siamo andate in Olanda, nel pieno rispetto della legge di quel Paese, e lì siamo state accolte come qualsiasi coppia. Comunque, io credo che sia ridicolo parlare della necessità che venga riconosciuto un diritto alla maternità: come si fa a regolamentare chi deve nascere e chi no, quali sono le coppie che devono fare figli. Se esistono delle tecniche di fecondazione assistita tutte le donne sono in grado di decidere. Questa è una legge spaventosa, confessionale».
Cosa vi aspettate dalla politica?
«Il dibattito politico è molto becero, irrispettoso, poco informato. Non esiste un dibattito sui nostri bimbi, questo è il punto. E noi oggi, al corteo, vogliamo dire che ci siamo».
Anche nella vita di tutti i giorni c´è questa mancanza di rispetto?
«No, e questa è la cosa strabiliante. La gente in fondo non ha pregiudizi. Ti rispetta».
Qualcuno si scandalizzerà di vedere i bambini al Gay pride. Cosa risponderebbe?
«Che per me la diversità è un valore. E poi se lo scandalo è perché un bimbo può vedere al Gay pride qualche tetta finta e un po´ di silicone, la cosa certa è che se accende la tv ne vede mille di più. Chi si scandalizza ha solo un atteggiamento ipocrita».
(g.p.)
Diritti dei gay e fecondazione nel libro del deputato Dl
Mantini: dico sì ai Pacs No al modello Zapatero
«Occorre dare una risposta alle trasformazioni sociali. I tempi sono maturi, ma le scelte devono essere rispettose di uno standard minimo di regole condivise, del pluralismo: sì ai "patti civili di solidarietà" per le coppie di fatto, no al modello Zapatero». Anche Pierluigi Mantini, deputato e membro del direttivo della Margherita, oggi sarà a Milano per aderire al Gay pride e per portare il proprio contributo di idee e di riflessioni sui molti temi legati alla manifestazione. «Arriverò un poco in ritardo - anticipa il parlamentare - ma parteciperò all´iniziativa». Domenica prossima, il deputato andrà a votare per i referendum sulla fecondazione assistita. E i suoi saranno quattro sì. Poi ci sarà il tempo per portare avanti altre battaglie di cui Mantini è promotore, a cominciare da quella sull´affidamento condiviso dei figli di coppie separate e divorziate.
I matrimoni tra gay e lesbiche, il voto, i progetti futuri. E un libro, per discutere della "necessità di accostare le ragioni delle fede alla ragione" e "della distinzione che oggi c´è tra laici, credenti e non, e integralisti". Il volume scritto dall´onorevole Mantini - centrato proprio sulle questioni oggetto del Gay pride e del referendum e sulle posizioni dell´Ulivo - sarà presentato venerdì alla libreria Il libraccio di via Balzan, all´angolo con via Solferino.
Weekend di festa al village allestito al "mare di Milano", fra musica, politica e l´elezione di Mister Binario1
Baci, braciole e una gara di bellezza per il gaio popolo dell´Idroscalo
Una folla felicemente compatta in arrivo da tutto il Nord. Gli spagnoli sono accolti come i re magi: "Beati voi, che bello avervi qui oggi, diteci com´è..."
Si balla, soprattutto house con spruzzate di revival italiano, da Pupo a Giuni Russo passando per Heather Parisi, si beve, si canta con l´icona Anna Oxa
«Sarebbe bello se venisse anche lui a ballare - se la ride Peter - ci divertiremmo che nemmeno al Carnevale di Rio». Peter è scandalosamente uguale a Costantino, dall´aria deve essere molto consapevole; indossa una camicia bianca con spacco a U fin sopra l´ombelico, e bianco e traforato è pure lo zuccotto calcato sul capo. Si rigira nelle mani il ciondolo tribale d´argento che pende dalla collana, poi accenna un lieve movimento dei fianchi sulle note di "In alto mare" di Loredana Bertè, qui in versione remix. Un tipo gli va incontro offrendogli un boccale di birra: «Costa, stasera vinci tu. Sicuro». Il programma di ieri, nel primo villaggio gay nella storia di Milano, prevede infatti l´elezione di Mister Binario1. Presenta la Cesira, special guest Maurizia Paradiso.
Per l´occasione una folla orgogliosa e felicemente compatta cala sulle rive dell´Idroscalo, al suo battesimo omosessuale. Vengono da tutto il nord, si vede dalle targhe delle auto, e si capisce stando in coda al bar. Ci sono gli spagnoli, anche. Li accolgono come i re magi, perché - «beati voi, che bello avervi qui oggi, diteci com´è...» - portano in dono il riflesso delle gemme di democrazia dell´illuminato Zapatero. Dice Fabio, pubblicitario di Seregno: «Se in questo paese continuano a considerarci dei diversi, se le coppie di fatto devono essere solo uomo donna, beh, signori, è meglio che si faccia le valigie e si vada tutti a vivere Madrid».
Di questo si era molto parlato all´ora dell´aperitivo, con più nozionismo ma nel suggestivo corner kitch-baroccheggiante dello spazio Karma. Il dibattito è intitolato "La scelta dei Pacs", patti chiari amicizia lunga, "Riconoscimento delle coppie dello stesso sesso: via italiana e via spagnola". Ospiti Grillini, Cecchi Paone e Vittorio Agnoletto. La testimonianza della delegazione spagnola è tradotta da Linda, interprete di Città del Messico, unica donna eterosessuale nel gruppo di lavoro dell´Arci gay. «La vita di coppia degli omosessuali non ha uno storico, e il futuro sono pagine bianche da riempire», ragiona Amedeo Patrizi, vice presidente Arci. Cecchi Paone annuisce con la testa, il sorriso disteso davanti alle tartine dell´happy hour. Abito panama, Lacoste bianca, l´uomo della Machina del Tempo arriva scortato da due amici in jeans e maglietta, più giovani e più palestrati.
«Il bello del nostro mondo è l´estrema libertà, il non rinchiudersi dentro certi schemi - dice ancora Amedeo - ognuno fa ciò che vuole, sempre nel rispetto». Qui si balla (molto, prevalenza house con spruzzate di revival italiano, da Pupo a Giuni Russo a Heather Parisi), si beve (molto, «il cocktail più gettonato è il "Sex on the beach", vodka alla pesca, succo d´arancia, fragola), si canta (questa sera c´è l´icona gay Anna Oxa). Gli omofobi e i conservatori sostengono che altre attività di socializzazione siano custodite - ma nemmeno troppo - dai segreti del parco; dal bosco di platani accarezzati dal vento che soffia al tramonto. Nell´aria s´ode la voce poderosa di Freddy Mercury. Elena e Francesca, mano nella mano, si fermano in mezzo alla pineta ad ammirare la Citroen Pluriel arancione con inserti a fiori, esposta dallo sponsor. Si scambiano un bacio appassionato. Poi si infilano dentro lo stand de "La Vilma", essenziale bazaar saffico, il primo sexy shop italiano dedicato alle donne lesbiche. Qui nessuno fa battute da caserma se vede esposto un oggetto ludico denominato "banana vibe"; c´è una bella atmosfera da villaggio globale, e al variopinto stand di Crisalide, azione trans, Veronica non si vergogna di lasciare intravedere il suo petto siliconato. Distribuisce profilattici aromatizzati e lubrificante in bustina tascabile. "Fermiamo l´Aids", è scritto sulla parete ricoperta di abiti di scena tipo Village People. Quelli di "Fuori", storico movimento gay (anche un "mensile di rivoluzione sessuale" chiuso nell´82), hanno incorniciato stampe dell´epoca. Una recita "Sono frocio. Ergo sum", Cartesio in versione Babilonia. A proposito, sapete qual è la differenza tra outing e coming out? L´outing è quando qualcuno rivela pubblicamente che tu sei omosessuale; il coming out è quando a rivelarlo sei tu stesso. E le "velate"? Nel gergo sono quelli o quelle che non sono ancora usciti allo scoperto. Il concetto lo spiegano, a due ragazzi sulla ventina, i saggi di Arcigay. All´Idroscalo è sera. I soliti sciami di zanzare, che regnano padrone sulla fauna del luogo, nonostante la massiccia opera di disinfestazione, calano sui bicipiti scolpiti del Pride che balla. Questa notte, in mezzo a tutta questa gente, con la musica e le stelle che si specchiano sul lago, molte "velate" si faranno coraggio e smetteranno di giocare a nascondino.
PAOLO BERIZZI