Questo pomeriggio per le strade di Milano decine di migliaia di donne e di uomini sfileranno per chiedere il riconoscimento dei loro diritti civili. È il Gay Pride, la manifestazione nazionale per l'orgoglio e la dignità dei gay, delle lesbiche e dei transessuali italiani. Una manifestazione che quest'anno, a pochi mesi dalle prossime elezioni politiche, si svolge a Milano, la capitale laica del nostro paese, nonché la città dove risiede quella che probabilmente è la più grande comunità omosessuale italiana. L'obiettivo è che da Milano si innalzi alta e forte alla politica italiana, e al centrosinistra in particolare, la richiesta di vedere scritti nero su bianco nel prossimo programma elettorale impegni chiari sui diritti degli omosessuali. Esattamente com'è avvenuto negli ultimi anni nella stragrande maggioranza dei Paesi europei.
“PACS: Patti chiari, amicizia lunga..” è lo slogan che è stato scelto dagli organizzatori per testimoniare come non sia scontato l'appoggio all'una o all'altra coalizione politica in assenza di impegni precisi ed espliciti per il riconoscimento dei diritti delle coppie e dei singoli omosessuali.
Già la gran parte dei partiti dell'Unione, dai DS a Rifondazione, allo SDI, ai Verdi, al PdCI, all'Italia dei Valori, nonché una parte significativa di esponenti della Margherita si sono schierati a favore di una legge come quella del PACS. Una legge che se approvata consentirebbe a decine di migliaia di coppie di fatto etero e gay italiane di vedersi riconosciuti diritti elementari come l'assistenza in caso di malattia, la possibilità di lasciare i propri beni in eredità al partner con il quale si è convissuti, la reversibilità della pensione, il diritto alla casa. Una legge che volutamente si distingue dall'istituto del matrimonio, offrendo alle coppie eterosessuali che convivono una scelta in più e a quelle omosessuali una prima forma di riconoscimento della loro unione e dei diritti che ne derivano.
Siamo seriamente preoccupati: i giorni stanno passando inesorabilmente e allo stato dei fatti ancora non è dato sapere cosa pensino di questa proposta leader come Romano Prodi o Francesco Rutelli. Ancora non sappiamo neppure in che modo e con che tempi potremo affrontare questa discussione all'interno della coalizione. Da mesi chiediamo di poterne discutere nella Fabbrica del programma, ma ancora non ci è stata data udienza.
La sensazione diffusa tra le lesbiche e i gay italiani, tanto più con le notizie che giungono da paesi europei come la Spagna di Zapatero e l'Inghilterra di Blair (solo per citare gli ultimi esempi in ordine di tempo) è quella di essere figli di un dio minore. C'è una domanda forte di nuovi diritti che si sta alzando dalla società, una domanda che riguarda gli omosessuali, ma non solo, basti pensare alla battaglia per i referendum sulla procreazione assistita. C'è una domanda forte di Europa contenuta in queste richieste, c'è la voglia di sentirsi sempre più cittadini europei a tutti gli effetti. A queste domande la politica italiana e il centrosinistra in particolare hanno il dovere di dare delle risposte. Tra poco verrà il tempo delle scelte. Se l'Unione vorrà entrare in rapporto con questo pezzo di società dovrà saper costruire risposte adeguate, anche sui cosiddetti “temi eticamente sensibili” per non rispondere ai quali in questi anni ci si è trincerati dietro al paravento della libertà di coscienza. Se non lo farà rischierà di perdere il treno della storia, creando una lacerazione sociale profonda nel suo elettorato.
Tra una settimana andremo a votare ai referendum sulla procreazione assistita e quella di Milano di oggi sarà indubbiamente la più grande manifestazione laica del Paese a pochi giorni dai referendum.
È importante che le battaglie di laicità si saldino assieme, che si costruisca un fronte comune laico e trasversale agli schieramenti di donne e uomini che hanno a cuore il principio della laicità dello stato e che si oppongono ai tentativi di imporre in Italia modelli di stato etico. È altrettanto importante che la nostra coalizione sappia affrontare questi temi con un atteggiamento maturo e responsabile, attento a cogliere le domande che arrivano dalla società. Non diciamo un'eresia quando diciamo che le donne e gli uomini italiani sui diritti civili, sulle libertà individuali sono molto più avanti della politica, il senso comune diffuso è assolutamente più avanti di quanto la nostra classe dirigente può immaginare. Facciamocene presto una ragione…
Per questo facciamo nuovamente appello a Romano Prodi, nella sua veste di leader dell'Unione e agli amici della Margherita affinché guardino alla manifestazione di oggi con occhi attenti e liberi dagli stereotipi con i quali tanti media descrivono i Gay Pride. Con occhi lucidi, perché quelle donne e quegli uomini che sfilano oggi a Milano si possano sentire dentro un progetto, dentro un'idea di società. Oggi sfilerà un'Italia laica, un'Italia moderna che chiede diritti. Siamo proprio sicuri di non volerla ascoltare?
Andrea Benedino è Portavoce nazionale GAYLEFT
Consiglio Nazionale DS
Anna Paola Concia è Resp. Donne GAYLEFT
Consiglio Nazionale DS