03/06/2005 - Affari Italiani - Alessandro Rimassa
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Gay Pride/Lo Giudice: "Appoggeremo per le politiche del 2006 solo chi vuole la Pacs"
...In occasione del Gay Pride nazionale, a Milano il prossimo sabato, rincara la dose: "C’è un ritardo culturale fortissimo nell’establishment economico-politico italiano, viviamo un bigottismo anni ’50...

Sergio Lo Giudice, presidente di Arcigay, prosegue fermo nella sua battaglia per l’approvazione di una legge che regolarizzi le coppie di fatto e in quest’ottica constata un’unione sempre più forte della comunità omosessuale italiana. In occasione del Gay Pride nazionale, a Milano il prossimo sabato, rincara la dose: "C’è un ritardo culturale fortissimo nell’establishment economico-politico italiano, viviamo un bigottismo anni ’50. Invece la società va avanti, lo dimostrano i sondaggi e le aperture nei nostri confronti".

ECCO L’INTERVISTA

Che valore ha il Gay Pride del 4 giugno?

"Un valore fortissimo, tutto il movimento si raccoglie non solo per celebrare l’orgoglio gay ma soprattutto per avanzare una precisa richiesta: il Pacs, una legge cioè che regoli le unioni di fatto anche tra persone dello stesso sesso".

Cosa chiedete di preciso?

"Un istituto giuridico nuovo, una legge che garantisca alle coppie di fatto che vogliono accedervi diritti e doveri precisi. Mandiamo un messaggio chiaro alle forze politiche in vista delle politiche del 2006: la comunità gay appoggerà partiti, candidati e coalizioni solo sulla base di un impegno scritto nel programma di governo. Devono approvare una legge sulle unioni di fatto. Il nostro slogan d’altronde è limpido: Pacs, patti chiari e amicizia lunga".

Premesso che non credo che il centro-destra avanzerà questa proposta, crede che invece il centro-sinistra con prodi e Rutelli lo farà?

"Abbiamo avuto aperture positive da Rutelli e Prodi, da quell’area del centro-sinistra insomma vicina alla Chiesa cattolica. Però questo non ci basta, il Pacs deve entrare a far parte del manifesto elettorale del centro-sinistra, se vogliono il nostro appoggio. Tutti i partiti di sinistra, Ds compresi, hanno detto sì. Aspettiamo gli altri".

Pensate eventualmente di scendere direttamente in campo con un partito gay?

"La proposta provocatoria era venuta da Cecchi Paone qualche mese fa: Arcigay però da vent’anni ha una strategia di appoggio esterno a partiti e candidati che scelgono di affiancarci nelle nostre battaglie, non abbiamo mai pensato a un impegno diretto. Certo che se il Pacs non entrasse nel programma di nessuna delle due coalizioni…".

Ci sarebbe un 5% di italiani gay pronti a votarvi…

"Le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di numeri simili, anche se altri fanno stime superiori. Poi deve contare che una legge del genere interesserebbe anche molti eterosessuali e naturalmente tutti gli etero parenti o amici di gay e lesbiche".

Numeri pesanti. Oggi è davvero unita la comunità gay?

"Sì, oggi sì, più che in passato: c’è sempre più aggregazione".

Arcigay dà esplicite indicazioni di voto?

"Invitiamo tutti a votare tenendo ben presente ciò che per ognuno di noi oggi è il principale ostacolo al pieno diritto di cittadinanza. La risposta della comunità è crescente, ci sono sempre più persone che ci tengono a poter affermare i loro diritti".

Può fare una previsione per il referendum svizzero sul Pacs, in previsione domenica prossima?

"Credo che andrà bene, in Svizzera molte leggi vengono sottoposte a referendum popolare e così è per questa. Ma la verità è che in Europa la società è molto avanti, sono i politici che rimangono ancorati al passato, specie in Italia dove c’è una relazione malata tra politica, Conferenza Episcopale e Vaticano. Sulle unioni di fatto siamo il fanalino di coda d’Europa: c’è un ritardo culturale fortissimo nell’establishment economico-politico italiano, viviamo un bigottismo anni ’50. Invece la società va avanti, lo dimostrano i sondaggi e le aperture nei nostri confronti".

Prevede un cambiamento di rotta a breve?

"Sì, le battaglie che stiamo portando avanti saranno vittoriose! I sondaggi ci danno ragione e se si considera la fetta di popolazione più giovane il riconoscimento dei nostri diritti risulta schiacciante".

Anche se ci sono ancora violenze e razzismo nei confronti dei gay.

"Esistono ancora zone d’ombra, specie al Sud e nelle province, anche se la situazione è migliore rispetto al passato. In questo caso comunque c’è una forte responsabilità della suola che non educa al rispetto delle diversità".

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