[prima pagina Milano]Caro direttore, la discussione sul patrocinio del Gay Pride che in questi giorni ha tagliato in modo trasversale il centrodestra milanese si innesta su un´altra questione di grande attualità come quella del referendum sulla procreazione assistita del 12 giugno. Intorno alle discussioni sulle scelte più intime delle persone, dal divorzio all´aborto, dalla fecondazione assistita fino alla questione della giornata del Gay Pride, è sempre aperto un confronto sui modi di affermare i diritti individuali, che fa discutere il paese lungo un crinale non riconducibile al mero schieramento destra-sinistra.
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Basti pensare alla dichiarazione di voto per i tre si al referendum, che ha rilasciato ieri Albertini. Ma partiamo dal mancato patrocinio. Chi organizza e sfila al Gay Pride lo fa per esplicitare un´appartenenza che anche per il timore di atti discriminatori che quella dichiarazione potrebbe provocare, è ancora, a volte, difficile da esprimere. E´ connaturato a questa manifestazione il desiderio di rivendicare la propria non-eterosessualità: anzi l´orgoglio, "pride", della propria identità. In questo senso, il mancato patrocinio della giunta, esprime una concezione punitiva verso tutto ciò che non risponde ai propri canoni. Insomma tu singolo individuo hai diritto a sfilare con il simbolo della tua comunità amministrativa, "Il Comune", hai diritto a sentirtene figlio, (si pensi alla radice "pater" di patrocinio), solo se dimostri di comportarti come chi governa considera che sia lecito. Proprio qui risiede la contraddizione della destra, o di una parte di essa.
Da un lato infatti, in nome di una rivendicata autonomia dell´individuo, nel corso degli ultimi anni la destra ideologica ha rappresentato l´intervento pubblico nella vita dei cittadini come la quintessenza dell´oppressione. E si è candidata di conseguenza a paladina degli spazi individuali, raffigurando la sinistra unicamente come guardiana della pianificazione pubblica di ogni scelta. In realtà quanto più ci si addentra nella sfera personale, tanto più gli atti concreti della destra politica, mirano a prescrivere i comportamenti dei cittadini. A una giovane madre, per esempio, viene finanziata la libertà di scelta della formazione scolastica,(vedi buoni scuola) o del tipo di sanità, ma viene negata la stessa libertà, quando sulla fecondazione assistita, con la legge 40, le si impedisce di scegliere quanti ovuli impiantare nel proprio utero. In Italia è ancora aperta una battaglia politica sui confini dei diritti individuali. Gran parte della destra sarà pure liberista, ma certo si dimostra ancora illiberale.
EMANUELE FIANO
Consigliere comunale ds