LE INDAGINI Non si esclude il killer sconosciuto Ucciso da uno sconosciuto. Mai incontrato e mai visto prima. Con cui Alessandro Romito aveva scambiato solo qualche chiacchiera, il tempo necessario per spostarsi dallo spiazzo dove aveva parcheggiato la Golf Volkswagen fino al cancello di Villa Giovannelli dov’è stato ucciso con un colpo di coltello al cuore. Questa è una delle ipotesi su cui stanno lavorando gli investigatori. Un’ipotesi che se dimostrata potrebbere rendere proibitivo il compito degli investigatori. Mancando un movente certo e l’arma del delitto, infatti, non sarebbe facile imprimere un impulso decisivo alle indagini e dare così un volto all’assassino. Le piste seguite dagli uomini della squadra Mobile di Marco Calì coordinati dal pm Bruni Cherchi, fino da subito, hanno imboccato tre filoni: lavoro, affetti, sesso.
UCCISO PER VENDETTA. Alessandro Romito, 52 anni, segretario comunale di Camponogara e Campagna Lupia, non aveva nemici sul lavoro identificabili sebbene in questi anni abbia querelato numerosi colleghi e sindaci dall’alto della sua grande moralità professionale e competenza. Episodi, comunque, che difficilmente potrebbero armare la mano di qualcuno, che per altro avrebbe dovuto conoscere le preferenze sessuali dell’uomo, tanto da dargli appuntamento in un luogo frequentato da omossesuali con l’obiettivo di ucciderlo lì e contemporaneamente sviare le indagini. Un particolare non secondario sapendo che Romito era geloso della sua privacy, al punto che pochissimi erano a conoscenza delle sue relazioni con gay.
UCCISO PER GELOSIA. Alessandro Romito non aveva un compagno fisso, non lo voleva dopo una cocente delusione di qualche anno fa con un ragazzo che non abitava in provincia di Padova. Per cui è possibile che durante uno degli incontri occasionali sull’argine si sia legato a qualche persona, all’insaputa dei sui amici più stretti. Una relazione che potrebbe aver scatenato la gelosia di qualcuno. Se il movente in questo caso regge, non così il modus operandi. Chi uccide in preda ad un raptus non si limita ad un solo e preciso colpo al cuore, ma solitamente sfoga la propria ira colpendo ripetutamente la propria vittima. Sempre che non si tratti di una persona estremamente fredda e determinata. Inoltre, se così fosse, i segni di lotta o di una certa reazione da parte di Romito sarebbero più evidenti. Considerato poi, che l’uomo era collerico sebbene non violento.
UCCISO PER ERRORE. Chi colpisce Alessandro Romito non voleva ucciderlo. Soltanto difendersi. Perché non lo conosceva, avendolo incontrato pochi minuti prima. Il tempo di concordare la prestazione, rifiutata al momento di appartarsi. Forse Romito non si era spiegato, forse pretendeva qualcosa di diverso che l’altro non era disposto a cedere. Ed ecco che spunta la lama di un coltello. L’assassino la punta contro Romito che cerca di spostarsi ma viene colpito al cuore. Solo l’autopsia in questo caso può aiutare gli investigatori a privilegiare un’ipotesi sull’altra. Perché il tipo di coltello e la dinamica del colpo potranno dire molto e agevolare la polizia a tracciare un identikit dell’assassino.