Ordine del giorno:
Elezione dei delegati del Centro di Iniziativa Gay di Milano
al Congresso Nazionale dell’Arcigay, che si terrà
a Rimini in data 2 e 3 febbraio 2002.
L’elezione si effettua con sistema proporzionale.
Alle ore 17:00 del 2 dicembre 2001, si erano iscritti candidati
nell’apposito modulo affisso in bacheca i seguenti soci
del C.I.G.
Lista uno: Paolo Ferigo (capolista), Amedeo Patrizi, Marco
Albertini, Fabrizio Calzaretti, Gianfranco Mangiarotti. Candidati
di riserva, nel caso qualcuno dei sopra menzionati non possa
partecipare: Angelo Lo Russo, Giovanni Maria Ledda.
Il modulo delle iscrizioni esposto in bacheca è allegato.
Domenica 2 dicembre 2001, nella sede di via Bezzecca 3, il
presidente del C.I.G. Paolo Ferigo dichiara aperta l’Assemblea,
che elegge Ferigo stesso presidente, Alberto Magni segretario.
Sono presenti: il presidente Paolo Ferigo, il tesoriere Angelo
Lo Russo, il vicepresidente Marco Albertini, il consigliere
del Direttivo Alberto Magni.
I portavoce dei Gruppi di lavoro: Paolo Ferigo del Gruppo
AIDS, Fabio Pellegatta del Cultura. Alberto Magni in rappresentanza
dell’Accoglienza e Marco Albertini in rappresentanza
del Telefono Amico.
In totale sono presenti dodici soci con diritto di voto e
nessuna delega.
Ferigo ricorda ai soci che il Congresso Nazionale di Arcigay
ha il compito di eleggere il Presidente, il Segretario e il
Consiglio Nazionale di Arcigay in carica per i prossimi tre
anni. In base al numero dei soci tesserati al 31 dicembre
del 2000, cioè 321, il C.I.G. è chiamato ad
eleggere cinque delegati effettivi e alcuni delegati di riserva,
nel caso che qualche eletto non possa recarsi al Congresso
a Rimini. Alle elezioni dei delegati si presentano cinque
candidati di un’unica lista e due di riserva. Presenta
quindi ai soci Aurelio Mancuso, attuale responsabile dei rapporti
con i circoli e candidato segretario alle elezioni del Congresso.
Mancuso intende presentare al Congresso un documento unico
sottoscritto dalla Segreteria Nazionale uscente che progetta
una graduale trasformazione dell’organizzazione di Arcigay
rispetto ad oggi. Si confrontano in questo momento due correnti
riformiste, quella che fa capo ad Alessio De Giorgi, che vorrebbe
attuare una riforma rapida che prevede la chiusura dei circoli
piccoli e dispersivi e punta sulla rappresentanza regionale.
Dovrebbero nascere associazioni di servizi, in grado di fornire
consulenze nel campo legale, sanitario, economico, lavorativo.
L’altra corrente, che fa capo a Mancuso stesso e a Sergio
Lo Giudice, prevede una riforma graduale. Non si vuole sacrificare
una caratteristica importante di Arcigay oggi, quella di essere
presente su tutto il territorio nazionale in modo capillare.
E’ l’unica struttura nazionale che ha impatto
sui mass media e che, sommati circuito commerciale e politico,
rappresenta circa centomila iscritti. Non mancano problemi,
a cominciare dall’incapacità di incidere davvero
sia nella comunità omosessuale sia nella politica del
Paese. La comunità sembra oggi pronta ad una visibilità
complessiva nella società, come dimostra il successo
dei Gay Pride degli ultimi due anni, manca però ancora
la visibilità a livello individuale.
I locali ricreativi del circuito Arcigay sono uno strumento
non efficace – o almeno non più sufficiente -
per costruire una comunità consapevole di sé
e politicamente matura. I circoli politici sono però
troppo deboli, a eccezione di pochi, come Milano, Pisa, Bologna
e Perugia. Occorre costruire una fase “sindacale”
del movimento. Arcigay si colloca nell’area di sinistra,
ma non si identifica con nessun partito o corrente partitica,
si occupa e si deve occupare primariamente di omosessuali.
Deve saper costituire strutture poste al servizio della comunità
in grado di fornire strumenti economici, consulenze, sportelli
tematici: veri Gay Center. Occorre elaborare progetti che
sortiscano i finanziamenti dell’Unione Europea e rafforzare
la solidità culturale da Palermo ad Aosta.
Anche il circuito ricreativo deve essere riformato. Oggi conta
sessanta locali in tutta Italia, notevolmente aumentati di
numero negli ultimi anni, ma che non sempre e non tutti garantiscono
ai gay il rispetto in quanto tali. Nei prossimi tre anni,
Mancuso si impegna a far partire la riforma dei locali ricreativi.
Si affilieranno soltanto imprenditori seri, consapevoli di
essere parte di un progetto. I locali e i servizi commerciali
offerti dovranno soddisfare a standard qualitativi. I gestori
terranno un rapporto di collaborazione con i circoli politici
locali. Chi non rispetta la dignità dei gay, anche
nel momento di svago, sarà espulso dal circuito.
Milano costituisce una tappa importante del progetto generale
di riforma. Essendo uno dei centri del movimento gay a livello
nazionale, deve essere un centro propulsore della riforma
verso la costituzione dei Gay Center. Arcigay offre suggerimenti,
non linee politiche, i circoli sono e restano autonomi sul
loro territorio. La prossima tappa importante è il
Pride del 2002, nel quale Arcigay vuole investire risorse
umane e politiche.
Mancuso conclude l’intervento invitando i soci del C.I.G.
a partecipare ai lavori congressuali e a contribuire alla
discussione della riforma.
Interviene Bettera. La sinistra non ha fatto nulla di concreto
per gli omosessuali negli anni in cui è stata al Governo
e non fornisce un efficace sostegno alla causa dall’opposizione.
E’ necessario cercare sostegni trasversali in tutto
l’arco parlamentare per riuscire ad approvare leggi
sui diritti civili dei gay che ci avvicinino al resto d’Europa.
Albertini sottolinea la necessità di creare formazione
a beneficio di chi subentra all’interno della struttura.
Altrimenti le nuove leve devono crearsi da sé un cammino
che può essere dispersivo.
Pellegatta chiede come pensa Mancuso la fase sindacale del
movimento.
Mancuso risponde che si ispira al modello organizzativo del
settore no-profit di area cattolica e alla C.G.I.L. Deve essere
prevista una formazione specifica tenuta da professionisti,
alla quale occorre destinare una parte del bilancio. Bisognerà
curare la comunicazione tra i circoli e coltivare contatti
con giornalisti di riferimento e con politici locali per un’efficace
azione di lobbing.
Ferigo sottolinea che il C.I.G. sta già operando in
questa direzione: ha costruito una nuova credibilità
attraverso il Pride, ha creato un ufficio stampa e una rete
di contatti personali con giornalisti. I circoli politici
locali chiedono però qualcosa di concreto al Nazionale,
cioè che favorisca in ogni occasione possibile i rapporti
tra circoli ricreativi e circoli politici.
Conclusi gli interventi, si procede alla votazione esercitata
per alzata di mano. Uscito Davide Bruno alle 22:45, i candidati
della lista uno risultano eletti con nove voti favorevoli
e due astenuti.
Alle 23:30 il Presidente dichiara chiusa l’Assemblea.
Approvano questo verbale:
il segretario
Alberto Magni
il presidente
Paolo Ferigo
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