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SEZIONE CULTURA

COORDINATORE
Fabio Pellegatta
e-mail: cultura@arcigaymilano.org

Orario di incontro del gruppo:
ogni mercoledì
dalle 21.00 alle 23.00
presso la sede del C.I.G. in via Bezzecca 3, M

Gli argomenti del Cultura come feed RSS !

Tutti gli argomenti trattati a partire dal 2006:

 

PER UNA CULTURA OMOSESSUALE

La Sezione è formata da persone interessate ad approfondire argomenti di carattere sociale e culturale connessi all’omosessualità. L’obiettivo principale è la creazione di una cultura omosessuale che aiuti i gay a capire il mondo ed il mondo a capire i gay.
Ogni mercoledì sera, alle ore 21,00, appuntamento ormai classico, è quello di incontrarci nella nostra sede in via Bezzecca 3, in Milano. Ci si trova, ci si racconta delle vicende accadute, si beve un caffè, una bibita, e… ci si siede, intorno a dei tavoli, a discutere. Di che cosa, vi chiederete? Di tutto. Di noi. Della nostra vita. Delle nostre pretese di vita. Delle nostre volontà di vita. Di questa nostra società. Della nostra famiglia. Dei problemi che ci da. Dei propositi per risolverli, o perlomeno ridurli. Si parla dei nostri amori, dei nostri desideri, dei nostri sogni. Si parla insomma. Ci si libera di quel fardello di incomunicazione che ci obbliga spesso a tenere dentro noi tutto il nostro vivere, tutto il nostro essere. Il mondo gay, o come qualcuno sostiene, "mondo gaio" , per essere tale, ha bisogno di questi momenti. Di questi frangenti di vita. Ma purtroppo, tutti noi sappiamo, che mancano. E noi, il mercoledì, lo abbiamo dedicato alla parte più vera di noi stessi. Noi vorremmo, e stiamo lavorando perché questo sia, che tutti, belli e meno belli, esteticamente dico, possano dimostrare che invece tutti abbiamo una nostra bellezza, una nostra sensibilità. Basta dare a tutti la possibilità di mostrarsi e di mostrare quello che realmente sta dentro noi e che più di ogni altra cosa caratterizza il nostro essere. Ma "l'essere noi stessi" non ci vieta di superare noi stessi e lavorare e lottare per il nostro futuro e per la nostra società. E allora si capisce il perché di alcune iniziative che vengono discusse intorno ai nostri tavoli. Le nostre volontà di superare quella ghettizzazione sociale e culturale che questa società ci ha abituato ad alimentare ed in cui, addirittura, credervi. E allora si capisce la volontà delle nostre iniziative, atte a promuovere un coinvolgimento attivo e costruttivo verso questa città di Milano, di cui siamo figli legittimi, e di cui vorremmo farne parte non solo come utenti, ma anche, e sopratutto, come facenti parte di quella fucina di pensieri e speranze che costituiscono alla fine il vero motore di una società che guarda avanti , e in venti nuovi, trova la spinta per affrontare il futuro.

Fabio Pellegatta

 

CULTURA E ASSOCIAZIONISMO

Che ruolo deve avere la cultura in una associazione?
Che ruolo sociale deve avere una associazione per adempiere al proprio compito?
In che modo cultura e associazionismo debbono intersecarsi per poter rivendicare efficacemente?

Sono queste alcune delle domande che ci poniamo frequentemente, e nella loro risposta sta forse la reale efficacia del nostro operato.
Le associazioni quindi, che ruolo devono avere?
Tutti noi sappiamo l’utilità dell’esistenza delle varie associazioni. Tutti sappiamo che costituiscono la base strutturale del processo rivendicativo. Tutti noi pensiamo che siano una necessità imprescindibile.
Ma come devono operare? Con che dinamica?
Debbono essere entità politiche/sindacali che salvaguardano i nostri diritti? Oppure….
Si apre a questo punto una problematica cruciale per capire il reale significato che l’operare secondo alcuni canoni può comportare.
Il fatto che una associazione esista, non necessariamente deve essere considerata positivamente. Di per se stessa infatti, il suo esistere può costituire un fatto potenzialmente negativo: conferma l’esistenza del problema.
Se questa deduzione può apparire banale e poco importante, meno intuitiva e più importante è la deduzione secondo cui rivendicare attraverso una associazione può di fatto essere motivo di consolidazione per una discriminazione.
Creare una associazione vuol dire dare organizzazione strutturale ad un processo discriminativo. Vuol dire dare corpo ad una entità che fino ad allora era solo un entità comportamentale. Vuol dire proteggerci con un muro che di fatto consolida la separazione.
Di fatto, quindi, si da corpo strutturale alla discriminazione.
Eliminarle quindi?
E se si, con che cosa sostituirle allora?
No, serve solo togliere alle associazioni il compito di rivendicare in prima persona, come se loro fossero l’incarnazione e quindi la consacrazione dell’essere discriminato.
Bisogna dare alle associazioni un compito diverso. Un compito che non esacerbi una discriminazione, ma che, in una volontà di superamento anche profondo, non gli dia neanche collocazione transitoria nei nostri pensieri.
A questo punto voci di disappunto sicuramente si alzeranno a dire ”li salvaguardi tu i nostri diritti? E con che cosa?”
Ma cercare di salvaguardare i nostri diritti facendoli scrivere con nuove leggi in un popolo che nella propria coscienza ha ancora la discriminazione, serve forse a ben poco.
Si è sicuramente ottenuto qualcosa. Si sono ottenute cose potenzialmente importanti, ma non si è tolto il germe reale della discriminazione.
E questo, e cioè il reale ottenimento delle nostre volontà, lo si può ottenere solo partendo da un approccio politico/rivendicativo diverso: vivere. Fare politica attraverso l’atto costitutivo del vivere. Vivere liberandoci da quei vincoli strutturali che soffocano i nostri desideri e volontà. Vincoli che per potersi perpetuare, debbono basarsi sulla sopraffazione e sulla discriminazione.
Vivere in accordo con i nostri sentimenti e bisogni profondi, vuol dire essere esempio politico e civile di libertà. Vivere una vita che è intrinsecamente libera perché risponde solamente a se stessa e ai propri bisogni.

Scrivere la nostra cultura attraverso la quotidianità del nostro vivere liberi, rappresenta allora il vero strumento del nostro operare. Un operare che non è un rivendicare, ma un essere. Un processo culturale che porti alla nascita di individui liberi intrinsecamente, ripuliti da tutte quelle sovrastrutture che gli impediscono di essere in sintonia con il proprio corpo, con il proprio bisogno di vita. Liberati da quelle strutture che per esistere debbono basarsi sulla violenza, sulla discriminazione, sul soffocamento dell’anima e dei bisogni.
Vivere, essere esempio di vita, in cui sentimenti, affettività e bisogni siano liberi, rappresenta quindi il sistema migliore per rivendicare. Di fatto non si rivendica: ci si trova liberi. Ed è diverso.
Cultura è quindi strumento con cui noi cerchiamo di aiutare la nostra vita a vivere. A capirsi. A liberarsi.
Le associazioni appaiono quindi come sedi “associative” in cui si scrivono le pagine di vita che si libera dei vincoli e degli schemi discriminativi che la condizionano. Vita che diventa esempio e modello di vita per tutti. Esempio e modello politico.
Vita, cultura e associazione trovano così una logica comune: quella di costruire una società di individui intrinsecamente liberi. Dove la libertà parte dal nostro interno e non è viceversa un qualcosa che viene messo sopra una vita intrinsecamente non libera.

E tutto questo per vivere, intrinsecamente liberi e indiscriminati.

E si capisce allora il perché delle nostre serate dedicate al cinema, alle cene, alle discussioni, al…. niente…insomma, a tutto ciò che comunque fa parte, riempie e scrive la nostra vita.

Fabio Pellegatta

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