Omofobia, ennesima aggressione a Milano

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Milano, 28 maggio. Nella notte fra il 26 e il 27 maggio un uomo è stato aggredito a Milano da un gruppo di persone, gettato a terra, insultato con espressioni chiaramente omofobe e quindi preso a calci. Il CIG Arcigay di Milano esprime la sua più totale vicinanza e solidarietà alla persona aggredita per il vile attacco di stampo omofobico e a lui vanno i nostri auguri per una pronta guarigione.

Se non sarà – fortunatamente – difficile far guarire le ferite fisiche, altrettanto non si può dire delle ferite morali e psicologiche. Aggressioni di stampo omotransfobico stanno aumentando in modo allarmante anche a Milano e contribuiscono a creare  un clima di sospetto e disagio all’interno della comunità che va al ben al di là della portata delle stesse aggressioni.

Questi atti violenti sono espressione di odio nei confronti di minoranze, per questo costituiscono i cosiddetti “reati d’odio”. I reati d’odio hanno profonde radici nell’ignoranza,  nell’ oscurantismo, nell’omofobia, nel razzismo e nel maschilismo, “sentimenti” che trovano spesso forza e giustificazione attraverso un clima di odio che viene alimentato dal linguaggio superficiale ed aggressivo di una certa classe politica. Non possiamo voltare le spalle di fronte a questi fenomeni di violenza, senza preoccuparci di quali ne siano le cause. Chiediamo aiuto alle istituzioni comunali, regionali e nazionale affinchè si intervenga con politiche atte ad invertire la rotta attraverso  il sostegno a politiche di inclusione e di apertura verso le minoranze.

L’invito che diamo è quello di denunciare sempre – come è stato fatto nelle scorse ore in questo caso. Occorre inoltre, che gli inquirenti intervengano  in modo determinato ed efficace per scoprire i colpevoli ed assicurarli alla giustizia. Occorre poi che la politica, approvi finalmente leggi contro l’omotransfobia. Ma perchè ciò accada, occorre mobilitarsi sia nelle piazze e soprattutto in tutti quegli eventi che sono espressioni positive di inclusione e  partecipazione, ma anche sui social, dove il linguaggio violento è spesso prodromico alle violenze agite. E infine occorre fare cultura ed educare, a partire dalle scuole.

Ufficio Stampa CIG Arcigay Milano

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