OMOFOBIA: CHI PROTEGGERA’ I NOSTRI FIGLI PERCHE’ GAY? CHI PROTEGGERA’ LA NOSTRA SCUOLA DA OGNI DISCRIMINAZIONE?

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Milano, 29 Settembre:Influenza negativamente gli altri ragazzini e vanno protetti gli altri bambini”. Questo è quanto afferma il preside dell’istituto di formazione di Monza in cui è avvenuto il gravissimo atto di discriminazione. “Ma chi protegge i bambini discriminati perché omosessuali, perché transessuali o perché portatori di un’altra peculiarità non accettata da alcuni?” questo afferma Fabio Pellegatta presidente del CIG Arcigay Milano, e aggiunge: “e’ inutile fare convegni e campagne pubblicitarie dicendo di voler tutelare le loro famiglie e i loro figli quando poi di fatto discriminano le altre famiglie o gli stessi figli delle famiglie “naturali” perché omosessuali”.
Chi proteggerà la nostra scuola pubblica da pregiudizi e discriminazioni se chi la gestisce si permette, come in questo caso, di escludere in base al solo orientamento sessuale, o a supposti principi etico-religiosi? E’ questo il messaggio di inclusione e rispetto tanto affermato dagli esponenti cattolici?”
il Gruppo Scuola del CIG Arcigay Milano da anni va nelle scuole per portare informazione sulle diversità che caratterizzano la vita affettiva e sessuale delle persone. Non va per nascondere o offuscare “verità”, non va per escludere qualcuno o qualcuna,  ma cerca il confronto e il dialogo per combattere con la conoscenza l’ignoranza su cui si basa il bullismo e la discriminazione omofobica. E in quest’ottica  il Gruppo Scuola del CIG Arcigay Milano si rende disponibile ad un incontro in quella scuola, per una discussione costruttiva su queste tematiche.
Mentre l’Europa, con  il rapporto Lunacek, da direttive tese a migliorare la sensibilità e il rispetto delle diversità nelle scuole, ci troviamo di fronte a dinamiche oscurantiste e discriminatorie che voglio escludere dalla nostra società famiglie a loro non gradite, libri pericolosi oltre appunto ai figli omosessuali o transessuali. Questo si chiama fascismo ideologico proprio di epoche e dittature non tanto lontane dai nostri ricordi, e dichiarate illegittime dalla nostra Carta Costituzionale.
Per questo il CIG Arcigay di Milano ritiene opportuna una ispezione Ministeriale come affermato nel comunicato del presidente nazionale Arcigay Flavio Romani che qui sotto condividiamo:
> OMOFOBIA, ALUNNO LASCIATO IN CORRIDOIO PERCHé GAY. ARCIGAY: “GRAVISSIMO, SUBITO UN’ISPEZIONE DEL MIUR”

 
> Bologna, 29 settembre 2015 – “Abbiamo letto con sconcerto la notizia di un istituto di formazione di Monza che avrebbe messo uno studente a seguire le lezioni fuori dall’aula perché omosessuale. È un fatto gravissimo, inconcepibile, per il quale chiediamo l’intervento fermo e severo del Miur”: lo dichiara Flavio Romani, presidente di Arcigay. “Spetta infatti al Ministero – prosegue Romani – inviare tempestivamente i propri ispettori. Qualora le circostanze fossero confermate, e il modo in cui il dirigente scolastico rivendica i suoi provvedimenti pare lasciare pochi dubbi, sarebbero doverose l’immediata interruzione di qualsiasi forma di accreditamento pubblico e l’applicazione di qualsiasi strumento per sanzionare una pratica discriminatoria grave, perché violenta nel messaggio e estremamente dannosa. Non esiste alcun catechismo che in Italia valga più della nostra Carta costituzionale. E se c’è chi in Italia crede di poter costruire riserve in cui praticare discriminazioni fondate su credi religiosi o ideologie politiche, è anche perché nel dibattito alla Camera sull’estensione della legge Mancino si sono prodotte gravi ambiguità, che hanno rinsaldato, anziché disgregarlo, il tessuto omofobo e razzista del nostro Paese. Per questo occorrono provvedimenti esemplari e ragionamenti lucidi: vogliamo una scuola, pubblica o privata che sia, che lasci fuori dalla porta un ragazzino omosessuale, o nero, o ebreo, o povero o diversamente abile? A questa domanda bisogna rispondere “no” senza alcuna incertezza. E forte di quel no bisogna che il Senato calendarizzi la discussione sul testo di legge contro l’omotransfobia approvato alla Camera e lo ridiscuta, eliminando le scappatoie e le formule ambigue che rendono la discriminazione e la violenza fatti possibili e addirittura giustificabili nel nostro Paese”. 
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